E se ci sbagliassimo tutti?

1–2 minuti

Siamo talmente abituati a dover a tutti i costi dire la nostra da non riuscire a dare valore al silenzio.

Da quando siamo bambini troviamo un’enorme soddisfazione nel poter prendere parola. Pensate al neonato che vive di sillabe e poi si ritrova a discutere con il direttore di banca per ottenere un mutuo.

Questa violenza nell’abolizione del silenzio è frutto di diversi secoli di ego umano, che ci porta a comunicare esclusivamente attraverso l’inquinamento acustico, senza prendere in considerazione l’amato eco del vuoto.

Uno studio significativo è stato condotto da Adam Jaworski, professore alla Cardiff University, che ha esplorato il ruolo del silenzio come componente essenziale nelle situazioni comunicative. Jaworski ha classificato il silenzio in diverse categorie, tra cui il silenzio comunicativo e non comunicativo, sottolineando che il silenzio può avere significati profondi e variegati a seconda del contesto sociale e pragmatico in cui viene utilizzato.

A questo punto sorge spontaneo chiedersi: perché non la smettiamo di parlare? Da quando abbiamo smesso di credere nel potenziale dell’assenza di suono?

Fare un passo indietro e lasciare che sia l’altro a stupirci o semplicemente inondarci di nozioni, opinioni, desideri senza dover per forza dire la propria può essere spesso la soluzione migliore per lasciare che un dialogo si esaurisca e lasci spazio al senso reale di quel rapporto.

Ma quando il silenzio viene praticato su uno spazio virtuale i risultati possono essere sorprendenti. Non rispondere, visualizzare e non rispondere, lasciar cadere nel vuoto può essere talmente potente da minacciare l’ego di qualsiasi persona.

Ci piacerebbe quindi dare spazio al silenzio, tanto quanto alla parola. Fermarsi a riflettere e raccogliere le parole giuste da restituire all’interlocutore. Così come il metodo scientifico si basa sull’osservazione, l’ipotesi, la sperimentazione e la revisione.

Lasciamoci sorprendere dal punto di vista. Sbagliare è il primo passo per apprendere.


Lascia un commento