Mobbing in Italia, ne parliamo troppo poco.

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Un termine forse abusato ma che racchiude un fenomeno in aumento, che in Italia coinvolge oltre un milione di lavoratori, specchio di una società al limite che porta avanti dinamiche attribuibili ad animali, non a esseri umani evoluti.

Se hai tra i 21 e i 79 anni probabilmente hai subito abuso psicologico da almeno quattro persone nella tua vita. Una di queste è stata quasi certamente il tuo capo.
Siamo tutti nella stessa barca, sì. Rincuorante? Temo di no.

Andiamo con ordine. Parlando di mobbing ci riferiamo ad un termine anglosassone “to mob”, utilizzato nel mondo animale per descrivere il comportamento aggressivo del branco nei confronti di un animale isolato. Interessante. Tra umani la dinamica è naturalmente la stessa: atteggiamento aggressivo e violenza psicologica nei confronti di un lavoratore perpetuato da superiori o colleghi e, quasi sempre, da tutto il branco contro il malcapitato.

La vittima può essere letteralmente chiunque. Un neolaureato impreparato al mondo del lavoro, un giovane lavoratore ambizioso che tenta di farsi strada o un quasi pensionato che ne ha viste di ogni e non può e non vuole decisamente cedere alle isterie altrui.

Di mobbing se ne sente parlare, il termine viene anche abusato parecchio, ma quanti hanno davvero provato a seguire un percorso per uscirne (senza rimetterci)?

Prendendo come riferimento i recenti dati ISPESL, in Italia il fenomeno del mobbing coinvolge oltre un milione di lavoratori, su oltre 21 milioni di occupati. Neanche a dirlo le regioni del Nord guidano il carro con un 65% di lavoratori coinvolti con un’età media di 43 anni, prevalentemente maschi (57% contro 43% delle donne) e prevalentemente nel settore pubblico.

Immaginate quindi un uomo di 43 anni che viene vessato dal collega dirigente mentre la signora della scrivania di fianco gira lo sguardo ad ogni insulto poco velato masticando le sue schiacciatine. 

Sì, perché è esattamente questo che schiaccia una persona. L’indifferenza del collega, la paura altrui di esporsi e prendere posizione, l’idea di sentirsi un totale incapace a fronte di un capriccio di una persona incapace di gestire il proprio stress e legittimata a riversarlo sull’altro.

Parlo di legittimazione perché a quanto pare dimostrare ciò che il lavoratore sta subendo sul luogo di lavoro è incredibilmente complicato. Non esiste una reale procedura se non quella di rivolgersi a enti o associazioni specifiche e raccogliere prove e testimonianze. Indovinate? I testimoni sono proprio i vostri colleghi con le schiacciatine in mano. 

Se prendiamo come riferimento un’azienda piccola poi, senza una reale gerarchia (che rischia di diventare una dittatura totalitaria) l’incubo è garantito.

D’accordo, ma quindi cosa faccio se il mio capo mi dà dell’imbecille, mi manda mail inquietanti e messaggi whatsapp manipolativi?
Risulterà banale ma: non arrenderti.

Come chiedere aiuto se temi di stare subendo mobbing:

Innanzitutto, In Italia il mobbing viene affrontato sia dal punto di vista legale che psicologico. È importante quindi muoverti il prima possibile per ricevere assistenza tramite:

  • Assistenza legale: rivolgiti a sindacati o avvocati specializzati in diritto del lavoro per avviare procedimenti contro i datori di lavoro.
  • Supporto psicologico: diverse associazioni, come l’Associazione Italiana Mobbing e Stress Psicosociale (AIMPS), offrono consulenze psicologiche per aiutare le vittime a gestire lo stress e i traumi causati dal mobbing.
  • Ispettorato del Lavoro: Si può fare denuncia all’Ispettorato Nazionale del Lavoro che può intervenire per verificare e sanzionare il comportamento illecito dei datori di lavoro.

Il percorso è lungo e raccogliere materiale complicato. Riuscire a trovare testimoni molto delicato. Ma è importante non abbandonarsi al fenomeno e soprattutto parlarne: è importante.


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