James Blake ha tolto il velo di Maya dell’industria musicale corrosa dallo streaming, dall’algoritmo e da vampiri
James Blake è pieno raso. Una delle figure più splendenti della musica elettronica – cantante, autore, producer, musicista e chi più ne ha più ne metta – si è lasciato andare ad un lungo sfogo sul suo Instagram invitando i propri fan ad aprire gli occhi e fare squadra. I nemici? Gli algoritmi, lo streaming, i monopoli dell’industria musicale nel suo insieme.
Prima di tutto, invitando i fan ad iscriversi al link in bio della sua piattaforma Vault “se sei un fan e vuoi vedermi esibire perché altrimenti potresti non venire mai a sapere dei miei spettacoli. Non ho più intenzione di passare attraverso i monopoli. Non permetterò che i miei fan e me stesso vengano derubati da persone che non si preoccupano come noi della musica dal vivo“.
Inizia così il lungo carosello di frustrazione di un musicista contemporaneo, in eterna lotta tra arte e compenso. “Le aziende esterne e a noi possiedono tutte le nostre mailing list e non ci permettono di usarle per raggiungere i nostri fan e ora questa applicazione (Meta, IG in primis ndr) sta limitando tutti i miei post sugli spettacoli. Non ho altro modo per farvelo sapere”.
La conferma arriva da alcuni fan che lamentano un buio informativo della pagina di Blake causa algoritmo. “Vedo strozzature pazzesche” continua Blake “neanche 3000 visualizzazioni su una storia quando ho 691.000 follower… i post della griglia non raggiungono quasi nessuno. In che altro modo posso far sapere alla gente che sto suonando?”.
Beh, un modo Blake l’ha trovato da tempo e, come lui, altri artisti: si chiama Bside ed è una piattaforma che sulla home del sito individua come massimo obiettivo “il reinventare l’industria dello spettacolo dal vivo” con un maggior rispetto dell’artista e dei suoi seguaci e, soprattutto, attraverso un principio di trasparenza.
“Ogni spettacolo che ho fatto per 13 anni una società ha preso i “dati” (indirizzi e-mail e numeri di telefono) dei miei fan. All’epoca non sapevo quanto fosse importante ma nel frattempo queste aziende hanno costruito enormi cumuli di dati per poter commercializzare altri spettacoli o qualsiasi altra cosa. Bside-show fornisce questi dati ai musicisti, in modo che possano raggiungere i loro fan”, spiega Blake.
Continua: “Per tanto tempo gli artisti e i fan sono stati tenuti in stanze separate, impedendo loro di parlarsi di quanto si stia facendo basso. Voglio essere nella tua stessa stanza, in senso figurato e letterale. E mentre ci tenevano in stanze diverse, derubavano voi e noi. Conosco grandi artisti che sono stati in tournée per due anni e sono andati in perdita. Devono affidarsi a contratti di branding o a qualsiasi altra cosa per andare avanti. E sono artisti super affermati! Come diavolo può una nuova band permettersi di andare in tour… avete notato che non ci sono così tante band in giro?“.
Se quello che restava per far sopravvivere la musica era l’esperienza del live, altri vampiri e nuove sanguisughe hanno iniziato a strisciare ai piani alti dell’industria musicale: “Quando lo streaming ha decimato le entrate degli artisti, tutti abbiamo detto: “Oh, immagino che avremo ancora la musica dal vivo, è così che ci sosterremo. Ma ora un’altra serie di vampiri ha fatto fuori anche la musica dal vivo“. Quando qualcuno mi chiede come intraprendere una carriera musicale, la mia risposta non può essere: “Diventa un creatore di contenuti e vendi prodotti. Mi rifiuto“.
Chapeau.

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