Perché Pretty Woman non è una storia d’amore

Walking down the streets, ti rendi conto di quanto non avevi capito assolutamente nulla. 

È una sera di ottobre e nonostante gli abbonamenti a tutte le piattaforme possibili decidi, come sempre, di ordinare una pizza margherita: ovvero guardare un film che hai già visto almeno sei volte. Questa volta però lo fai in lingua originale.

Non aprirò una discussione su questo, la teniamo per un’altra volta, ma quanto è assurdo che noi ancora ci si ostini a doppiare? Il doppiaggio è rivisitazione. “Non dice assolutamente quello in lingua!” oppure “ma non la ricordavo così”. Esatto, perché non è così.

Partiamo dal principio: Julia Roberts al debutto. La ragazza ha 21 anni e si vedono tutti. Nonostante l’ottimo lavoro di Cristina Boraschi e la sua iconica voce, Julia sembra assai più matura doppiata. 

Richard Gere ha 42 anni all’epoca. Apriamo una diatriba sulla moda dei tempi? Donne giovanissime e uomini vissuti. Quesito per il pubblico: in quali anni esattamente abbiamo smesso con la differenza d’età in favore dell’uomo? Certamente ora qualche ruolo ribaltato sta sbucando fuori dai meandri dei milioni spesi in nuove produzioni. Esempio recente: Baby Girl, con Nicole Kidman nei panni di una donna in carriera che gioca a mosca cieca con uno stagista (ne parleremo).

La cosa sconcertante di questo rewach però, non è il constatare la distanza d’età tra i due personaggi, ma che il film non parli ASSOLUTAMENTE di una storia d’amore. Grazie al c:) direte voi? Bene, ci sono arrivata oggi.

Il film parla di capitalismo buono, di scalata sociale, della libertà che caratterizza l’american dream. E cavolo se ci riesce.

Due personaggi agli estremi: Edward all’apice della sua scalata sociale, talmente libero da potersi permettere di portare una prostituta dei bassi fondi in un hotel di lusso. Non per il soldo, non per le mance, ma per la quasi noncuranza di chi non deve dimostrare più niente a nessuno.

Vivian nel punto più basso possibile: per strada. Senza soldi, senza possibilità, ma con enorme potenziale. Ed è proprio lì che veniamo fregati.
“What is your dream?” echeggia all’inizio del film. Il suo è quello di esprimere il proprio potenziale e smettere di farsi usare. Esattamente come chi emigra alla ricerca di un posto migliore (inutile dirlo, per gli States non ne esiste un altro al mondo).

La scalata è incredibilmente corta e molto fiabesca ma alla fine Vivian ci riesce e semplicemente perché l’America lo permette. Con un po’ di fortuna e molta tenacia puoi arrivare all’apice. Bel messaggio, ci avete fregato tutti.

Edward? Libero sì, ma ad un compromesso molto grande. Un patto con il dio denaro che ti garantisce tutto ciò che vuoi ma che verrà a servirti il conto prima o poi. Ed ecco che il confronto con una donna all’estremo opposto amplia le sue possibilità, come quella di mandare all’aria un affare da milioni per tutelare un’azienda. Brav’uomo. 

Non è l’amore ma il confronto. Due personaggi diametralmente opposti di fronte a uno specchio. Entrambi capitalizzano, entrambi contrattano, entrambi vendono. Due possibilità, due vie, un unico obiettivo: elevarsi. Per farlo mischieranno le loro competenze. No, lei non è una privilegiata, lei ha solamente accettato l’offerta e investito il suo tempo. E no, non sminuisce la figura femminile, la porta al pari

La cosa divertente è che è questa la vera fiaba della nostra epoca: la liberazione. E in questo sistema lo si può fare solo in due modi: fuori da ogni canone possibile, lontani da tutto. Oppure in vetta al sistema. 

Quale delle due sceglieresti? 

Sì certo, poi si amano e finiscono per vivere felici e contenti ma questo lo deduciamo e basta. The End.

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