Corvidae. Sguardi di specie – Non vivi da solo su questo pianeta

Hai mai pensato al fatto che tu, come essere, non sei assolutamente solo?
Non puoi proprio permettertelo. Dentro di te vivono decine di migliaia di miliardi di microscopici coinquilini. Più precisamente nel tuo intestino. 

Sì, parlo del microbiota, e non ci avevo assolutamente mai pensato, ma se ti fermi e rifletti è proprio così: abbiamo un mondo dentro di noi. 

Ma allora perché insistiamo a comportarci come se la nostra individualità contasse qualcosa? Come se oltre a fare parte di una comunità non fossimo già noi stessi una comunità? 

Queste e altre domande mi sono apparse davanti agli occhi mentre guardavo ammaliata “Corvidae – Sguardi di specie” messo in scena al Piccolo Teatro Studio Melato e animato da Marta Cuscunà

Uno stormo di corvi meccanici, teatro di figura cyberpunk, si impone sulla scena, manovrato da un sistema di joystick e cavi di freni di biciclette, che mostra così delle creature meccaniche dialogare tra loro. 

Il proposito? Offrire una visione sull’umanità attraverso gli occhi di chi la osserva ogni giorno nella sua totale devastazione del pianeta.

Lo spettacolo, prima offerto come format televisivo su Rai 3, si interroga sulla possibilità di raggiungere una nuova armonia fra la natura e l’essere umano che, troppo preso dal progresso, comincia a dimenticare di essere parte di un ecosistema.

I dialoghi sono brillanti, ricchi di citazioni che coinvolgono i grandi del nostro pianeta, eseguiti con maestria da una sola persona e due sole mani. Si parla di Trump ( e lo si immagina immerso dall’acqua in uno dei suoi campi da golf) di Greta Thungberg e del movimento per l’ambiente di cui è fondatrice,scontrarsi con un cane a sei zampe per definire le sorti della nostra specie e di conseguenza di quelle che abitano il nostro stesso pianeta. Supportati da citazioni di biologi, antropologi come Anna Tsing,  filosofi come Bruno Latour e Donna Haraway, i corvi ci mostrano come veniamo percepiti dai nostri vicini abitanti sul pianeta. No, non gli piacciamo particolarmente. 

Si prendono gioco di noi, beffeggiano le nostre abitudini, la nostra alimentazione, la nostra percezione; noi, animali individualisti convinti di essere soli al mondo (e nell’universo).

La lezione che si porta a casa è una sola: ma cosa stiamo facendo a questo pianeta? Ma più di tutto, cosa stiamo facendo a noi stessi? Stiamo affrontando un’evoluzione o stiamo perdendo la nostra natura?

Il potere del teatro poi, ti permettere di ottenere a volte un vero dialogo col pubblico. Di renderlo partecipe e di formulare un’empatia che viene protratta nel tempo, anche usciti dalla sala. Corvidae ci mostra cosa siamo dandoci parola, dandoci la possibilità di alzarci dalle poltrone e prendere parte allo spettacolo, intonando all’unisono affermazioni in cui poter credere per fare la differenza e smetterla con il nostro egocentrismo. 

Tutti, nella sala, si alzano uno a uno. Contribuiscono. Esattamente quello che provano a fare una volta usciti. 

Si dice che, dopo la bomba atomica su Hiroshima, la prima forma di vita a spuntare in quel paesaggio devastato sia stato un fungo matsutake. Pensate a quanto siamo stupidi a credere di essere i migliori su questo pianeta.

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