Era davvero questo che sognavamo?

È mattina. Suona la sveglia, la riavvii, riparte la seconda dopo due minuti, la riavvii, ne parte una che avevi programmato cinque minuti dopo, la spegni e ne parte un’altra. Dopo mezz’ora ti alzi. 

Ti prepari un caffè, provi a non mangiare perché fai il digiuno intermittente, mangi degli abbracci, bevi il caffè, ti siedi davanti al pc e… un cazz:o. Tu non hai un lavoro

Tu e tanti milioni di altri cristi. Almeno in questo paese. Almeno il 6,1% della popolazione italiana (18,3% tra i giovani) ad oggi.

Sono mesi che ci provi e niente. Avrai almeno cinque curriculum sulla scrivania (del Mac). Uno come web editor, uno come content specialist, uno come receptionist, uno come commessa, uno come regina di cuori. Non ti arrendi, metti mano al conto di deposito perché hai finito i soldi e non prendi la Naspi dato che dall’ultimo lavoro te ne sei andata tu. Poco importa che tu lo abbia fatto perché hai subito mobbing. Poco importa che tu lo abbia fatto perché il tuo capo (donna) ti ha praticamente alzato le mani; per questo Paese il problema sei tu

Cos’è che vuoi? Un lavoro? Ma vai in fabbrica. 

Io non lo so cosa succede. Non lo so se siamo noi idi:oti o se ce lo fanno credere. Potrei stare qui ad analizzare dati e cercare un motivo nella mia esperienza troppo orizzontale. La verità è che sono stanca della retorica dell’estero come unica possibilità

Sono stanca che la gente se ne vada e che io mi senta una stupida per non averlo fatto. Inorridisco al pensiero di non poter più pagare l’affitto solo perché da giovani ci hanno detto di seguire i nostri sogni. Quali sogni? Lavorare in un ufficio? Perché non mi sembra che il Paese si sia riempito di Battisti e Michelangelo. Il sogno forse era quello di fare ciò che davvero desideravamo, eppure ci siamo riversati nelle università scegliendo percorsi che avrebbero segnato la nostra età adulta senza nemmeno saperci rollare una sigaretta. 

E a chi cazz:o fregava? L’università era per tutti, potevi sceglierlo tu il tuo futuro. Bastava che non fosse nelle arti. E tu oggi guardi annunci di lavoro con stipendi da fame. Sostieni colloqui che vengono rimandati cinque volte senza nessun preavviso, senza nessuna cura. Ti ritrovi di stucco di fronte a richieste assurde, come quella di creare un piano di crescita per un profilo instagram prima ancora di sapere se avrai un contratto o uno stipendio

Vi sarà capitato no? Le chiamano “prove” e invece sono lavori gratuiti. È così che campano le aziende. 

Ma allora noi oggi che cosa dovremmo fare? I video su TikTok? Le sponsorizzate? Erano questi i supereroi di cui fantasticavamo da bambini? Era questo che volevano per noi i nostri genitori? Coloro che ci hanno spronati e si sono dissanguati per sostenerci negli studi, nelle carriere che non decollavano mai. Che sono rimasti delusi perché nemmeno loro hanno risposte

Qualcuno di loro ha fatto dei danni negli anni 90, qualcuno di loro ha semplicemente iniziato a lavorare in fabbrica in preadolescenza. 

Ma noi oggi che cosa vogliamo davvero? È così che vogliamo vivere?

Mattina, rimando la sveglia, riapro il pc, sono fiduciosa. Prendo il curriculum da commessa, lo inoltro a un’amica. I saldi e il Natale mi salveranno

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