L’esodo da X, iniziato già con l’annuncio di appoggio incondizionato a Donald Trump da parte di Elon Musk, è ormai in atto. Ma le alternative, lo sono davvero?
Era già tutto previsto, da questa torrida estate, quando il controverso Elon Musk, fondatore del social X, annunciò l’appoggio senza se e senza ma al biondissimo e temibilissimo Donald Trump, proprio attraverso un post ormai non più definibile tweet.
Una vicinanza non da poco e lautamente premiata tanto che, nei giorni scorsi, Trump ha annunciato un ruolo ad hoc per il presidente di X e Tesla: sarà a capo del “dipartimento per l’efficienza del governo”, inventato di sana pianta per giustificare il compito fumoso ma dai risvolti già preoccupanti (vedi la già dichiarata corsa all’agevolazione per il mercato dei veicoli a guida autonoma) di consulenza sul taglio delle spese delle agenzie federali.
Come rispondere? Chiaro, a mezzo schermo e con la stessa moneta. E così, se persino la figlia di Musk, Vivian Wilson, ha alzato i tacchi sin da subito mettendo una croce nera (è il caso di dirlo) all’egemonia X, come non aspettarsi lo stesso trattamento da altri personaggi e media. Dall’austero The Guardian, che ha deciso di tagliar corto senza giri di parole (“La campagna elettorale per le presidenziali americane non ha fatto che confermare sospetti che nutrivamo da tanto: X è una piattaforma mediatica tossica e il suo proprietario, Elon Musk, ha usato la sua influenza per orientare il dibattito politico”) ai nostri amati Elio e Le Storie Tese (“Questo posto ormai è una cloaca, un pericolo per la democrazia e per la libertà, utilizzato spudoratamente da Elon Musk per la sua orribile propaganda”). X sembra diventato un cimitero, un mausoleo di addii.
Fuggire, sì, ma dove? Zan Zan.
No, su BlueSky, l’eden della comunicazione social. Forse. Con il suo logo di farfalla, simbolo di rinascita e resilienza (userò questo termine solo in toni ironici, promesso), BlueSky è stato creato da Jack Dorsey, ex CEO proprio di Twitter. Si propone a prima vista come un’oasi felice, in cui è finalmente l’utente (e non l’algoritmo o il fondatore della piattaforma) a decidere cosa guardare e chi seguire. Il suo funzionamento non risulta per questo più semplice, soprattutto per chi è abituato ad essere inseguito dai contenuti anziché seguirli. Dalla vittoria di Trump, Bluesky è cresciuto di un milione di utenti al giorno, superando i 19 milioni (comunque ancora lontano anni luce da X che ha più di 540 milioni di iscritti).
La promessa è di una maggiore autonomia e personalizzazione, dove è l’utente a decidere i criteri di visualizzazione, tematiche e toni. Si è creata spontaneamente anche una sorta di Polizia dei social: gli utenti in BlueSky sono senza pietà contro chi pensa di poter invadere i feed di parole sgradevoli, bullismo e dispotismo al pari degli altri social gemelli. Un paradiso. Per ora.
Perché che sia un uccello o una farfalla, le brutture social arrivano non dal mondo animale ma dal genere umano. E dalla sua incapacità totale di autoregolarsi, specialmente se ben protetto da uno schermo. Basterà questo fuggi fuggi generale a riportare i social agli antichi albori?

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