Siamo alle solite: il cinema resta statico e il mondo lo centrifuga. Lo sfogo di Andrea Romeo, fondatore di I Wonder Pictures lo dimostra
THE SUBSTANCE di Coralie Fargeat è già un fenomeno virale e osannato dal pubblico, ivi compreso quello che lo ha visto a spizzichi e bocconi perché troppo impegnato a vomitare (storia vera). È appena entrato alla sua quarta settimana di programmazione ma con un numero di sale più che dimezzato rispetto alla precedente, passando da 204 a 94 schermi e con un numero ridotto di spettacoli anche in alcune delle sale confermate. Ciononostante, mantiene saldamente l’ottava posizione al box office.
Fare largo, fare spazio ad altro: concetto di democrazia culturale più che sacrosanto. Ma cosa fare però con quei sparuti casi come The Substance che trainano un cinema sempre più stagnante?
Andrea Romeo, fondatore e direttore editoriale di I Wonder Pictures, una delle società di distribuzione cinematografica italiane più importanti, ha risposto a muso duro sui social: “È un segnale evidente che il film poteva e può garantire di più e non ci accontenteremo di sentirci dire ‘tanto ha tenuto, hai visto che non era grave stringerlo?’. Vogliamo gli spettacoli che The Substance sa e saprà riempire! Siamo pronti a continuare a fare sold out anche tornando ad avere due spettacoli al giorno e recuperando le sale in cui stavamo andando bene, che si sono consegnate a uscite già in partenza evidentemente perdenti”
E poi ancora: “Non possiamo accettare in silenzio di stringerci mentre decine di spettacoli in sale più grandi restano vuoti attorno a The Substance. Ma la stessa cosa vale per Parthenope, Eastwood, Il ragazzo dei pantaloni rosa e altri che stanno andando bene. L’esercizio si evolva e ascolti il pubblico più che i distributori”.
Una situazione, questa, più volte commentata e analizzata dal fior fior istituzionale nel caotico panorama dei festival cinematografici e che trova le basi, dati alla mano, in un modo superficiale e desueto di analizzare i dati. Da un lato, è ormai urgente che siano a disposizione dell’esercizio informazioni più approfondite e utili a dare un quadro reale dell’andamento dei film in sala, come la media spettacolo e l’occupancy in sostituzione della media sala, che offre molteplici ambiguità di lettura.
Per i non addetti ai lavori, la media sala fa infatti sembrare falsamente “alto performanti” i film con molti spettacoli in più schermi contemporaneamente: nei multiplex arriva addirittura a paragonare film che hanno un solo spettacolo con film che, tra le varie sale, ne raccolgono più di dodici.
Dall’altro lato, occorre essere in grado di andare al di là dei dati di box office in senso stretto (e dei pregiudizi nei confronti del singolo distributore), aprire lo sguardo alla molteplicità di risorse che ci viene offerta dalle nuove tecnologie e capire quali sono i film che le persone cercano, vogliono, discutono.
Perché altrimenti è un cinema che parla di sé stesso, in un magma egoriferito e autoreferenziale. E a quel punto che ce frega di vestirci e andare in sala: meglio zapping selvaggio e divano.
Ma magari sbaglio.

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