Orientarsi tra le varie piattaforme di streaming è diventato sport olimpico, mentre i costi aumentano e la qualità cala
Dobbiamo parlare delle piattaforme di streaming. È arrivato quel momento, non si può più evitare. Da quando Netflix e affini piano piano sono entrate nelle nostre vite, distruggendo le certezze-incertezze di un giro al Blockbuster o alla videoteca di turno, rompendo lo zapping disperato tra un canale e l’altro, tante cose sono cambiate.
In primis, i prezzi. È giusto di un mese fa l’ennesimo aumento della grande N rossa, seguito a ruota da Disney +, come sempre accompagnato dalla promessa di una maggior qualità dei contenuti. A vedere quanto successo con il match tra Tyson e Paul vien un po’ da ridere, tra buffering e interruzioni continue, ma va beh.
In secundis, la pubblicità. Una delle caratteristiche più amate di queste piattaforme era proprio l’assenza di spot: guardare un episodio dietro l’altro o un intero film senza subire interruzioni. Ora, questa possibilità c’è ancora… ma pagando. Sono comparsi diversi tipi di abbonamento, pensati per tutte le tasche, ma il risultato è che i più convenienti, in rapporto qualità-prezzo, sono proprio quelli con pubblicità. Un paradosso: si va avanti per tornare indietro.
Sia come sia, finché gli abbonati continueranno a crescere nonostante i rincari, avranno ragione loro. Alla fine, un abbonamento costa meno di una pizza margherita, no? E nessuno obbliga le persone a sottoscriverlo.
Passiamo al contenuto.
Ora che persino “lo Zio Peppino Production” ha la sua piattaforma di streaming, orientarsi nella giungla di servizi disponibili è diventato un incubo. Quante volte avete iniziato una saga, per poi scoprire che il sequel è disponibile solo su un’altra piattaforma? A me succede di continuo, con annessi improperi. Peggio ancora quando la stessa frammentazione riguarda le stagioni delle serie TV: per scoprire le origini di una storia bisogna trasformarsi in novelli Sherlock Holmes del web (vero, L’Amica Geniale?). Certo, si può dire che nessuno ci obbliga a vedere tutto, e che non è un diritto acquisito avere tutto su una sola piattaforma. Basta pagare l’abbonamento a un’altra.
Eppure, questa frammentarietà sembra seguire un disegno preciso… forse i poteri forti vogliono spingerci in questa direzione? 👀 Teorie complottiste assurde a parte, sommando tutto quanto detto (rincari, pubblicità, frammentazione dei contenuti) e il costo sproporzionato del noleggio di un singolo film, si capisce perché l’amore iniziale per lo streaming si stia trasformando in sospetto e disillusione.
E poi c’è il tempo.
L’enorme catalogo delle piattaforme, unito al cambio di modalità di utilizzo, ci ha spinti a trascorrere ore scrollando film e serie senza decidere cosa guardare. Oppure, ci troviamo intrappolati in maratone di episodi che sembrano non finire mai. Non sono cambiate solo le piattaforme: siamo cambiati anche noi, sempre più esigenti e insoddisfatti.
Che fare, dunque?
Se non volete spendere una fortuna, scegliete la piattaforma più affine ai vostri gusti, quella che vi ha dato più soddisfazioni. E quando vi trovate nelle situazioni descritte, spegnete il televisore e fate altro: leggete un libro, andate al cinema o fate due passi.
Oggi tutto sembra progettato per farci perdere il senso del tempo, ma è l’uso che facciamo delle possibilità offerte dal 2024 a fare davvero la differenza. Est modus in rebus.

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