Ieri le ultime due puntate della serie tv “L’amica geniale”: un concentrato di malinconia, rabbia e amore
Tutte/i noi fermi a questa scena. Quella delle due bambole recapitate da Lila, ormai anziana e irriconoscibile nel suo dolore, all’amica Lenù nella sua nuova casa di Torino, tra cumuli di libri e ricordi.
Scena che rappresenta tante e altre storie come quella che da un libro è saltellata nella visione celestiale dei registi che di stagione in stagione hanno dato volto e forma a alle due anime del “rione”, l’amica geniale l’una dell’altra. O ancora meglio, le due possibilità della stessa persona.
Abbiamo letto i vostri commenti e tutti parlavano di amore, alcuni di odio, altri di rancore e segreti che non sgusciano fuori mai, neanche quando “si smarginano i contorni” e si evapora per chiudere il cerchio della propria esistenza terrena togliendosi quel peso dal cuore. Certe pietre che lo pressano, lo divorano e maciullano sembrano dure a scomparire. Anche quando fa capolino la sua nemesi, quella cosa che chiamiamo morte ma che non sappiamo mai davvero cosa sia finché non arriva.
L’amica geniale ha chiuso il suo cerchio: nascita, vita, morte.
È bello che ci siano ancora storie così: che ci ricordano quelli che eravamo, quelli che saremmo potuti essere e che non siamo mai diventati. Quegli amici che ci hanno seguito in tutto quel tempo, con lo sguardo fisso o da lontano, e che con noi non condividono sangue ma la memoria. Ci conservano le radici.
Che ci portano a casa, anche quando non sappiamo più dove sia e che nome abbia. L’amica geniale, per questo e tanto altro, ci mancherà.

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