“Poorhouse Rock”: i Simpson si sono arresi

L’episodio dei Simpson più amaro degli ultimi anni, ci devasta nella sua visione lucida ma tagliente sull’economia mondiale e sulla scomparsa del ceto medio.

“Mi dispiace molto deluderti Bart, ma il lavoro che fa tuo padre non esiste più”.
Sbam. Una frase e ti rendi conto che l’episodio a cui stai assistendo non è come gli altri.
Sì, l’ironia e arguzia dei Simpson non si discute, ma quello che fa questo episodio è ficcarti una lama dritta al cuore mettendo a confronto le diverse generazioni e demolendo il sogno americano, ormai ricordo offuscato del ventesimo secolo.

Bart scopre dopo 33 stagioni che forse suo padre non è così fesso. Lavora in una centrale nucleare e, come gli ricorda Lisa, oggi per fare il suo lavoro servirebbe un dottorato. Lui ce l’ha fatta con una stretta di mano e l’ammissione di un problema di alcolismo. 

Se una volta il ribelle della famiglia disprezzava il sistema e il ceto medio, sognando un futuro libero da inutili costrizioni, oggi fa i conti con la realtà che gli viene brutalmente sbattuta in faccia, proprio come ai giovani di oggi che approcciano per la prima volta il mondo del lavoro. 

In “Poorhouse Rock”, episodio 21 della stagione 33 dei Simpson, il sogno americano viene fatto a pezzi, a ritmo di musical.

Con una maestria che mescola satira e melodia, questo episodio ci costringe a fare i conti con un tema tanto attuale quanto deprimente: la disuguaglianza economica, trasformando una potenziale lezione di economia in un’esperienza brillante e devastante.

Il Musical come satira perché non ci resta altro che cantare

La svolta musicale di Poorhouse Rock è audace e deliziosamente efficace. Non è la prima volta che i Simpson si tuffano nel mondo dei numeri musicali, ma qui non si tratta di un semplice intermezzo: ogni canzone è una frecciata affilata contro il sistema, un crescendo di accuse che ci guida dall’illusione del sogno americano alla dura realtà della lotta quotidiana per sopravvivere.

Il mondo del lavoro è un campo minato, progettato per arricchire pochi privilegiati a scapito della classe lavoratrice.

Bart, ignaro e ottimista come sempre, inizia l’episodio convinto che tutto andrà bene – dopotutto, se Homer ce l’ha fatta, perché non dovrebbe farcela anche lui? – Ma nel mondo di oggi non c’è nemmeno bisogno di satira, solo di cruda verità per risvegliarci da questo incubo. E in questa puntata, attraverso una camuffata atmosfera leggera da musical, possiamo percepire il dolore e il malessere che anche gli autori e i creatori vivono. I Simpson si stanno arrendendo.

Siamo gli ultimi esemplari della classe media

L’episodio colpisce più forte del solito. Uno dei numeri musicali si conclude con un crescendo di balletti e tonalità veicolando un messaggio che fa malissimo: “siamo gli ultimi esemplari della classe media” cantano i personaggi di Springfield. E invece che ridere e pensare: “ah, come hanno ragione” ti ritrovi a guardare una Lisa con letteralmente le pezze sulla casacca e pensare che è esattamente così che ti vedi. 

Per non parlare dei nonnini dell’ospizio capitanati da Abe che decantano qualunquismo ammettendo di sentirsi manipolati dalla propaganda e dalla televisione ma che comunque concorrono in gran numero ai risultati delle elezioni.

Una diagnosi spietata di come il consumismo e il populismo sfrenati abbiano distrutto la stabilità economica delle famiglie medie. Le aziende accumulano ricchezze, mentre il resto di noi fatica a pagare le bollette – un concetto che i Simpson distillano in pochi minuti di animazione e musica, lasciandoti con un senso di profonda amarezza.

Bart e Lisa non ci provano nemmeno più

Bart, forse per la prima volta, si trova faccia a faccia con un dilemma esistenziale. Per un attimo, vediamo il ragazzo ribelle e strafottente – per cui moltissimi di noi hanno sempre provato un misto tra disgusto e stima – costretto a fare i conti con qualcosa di più grande di lui: un sistema che non solo non lo favorisce, ma che probabilmente lo ostacola attivamente.
Lisa, come sempre, è la voce della ragione, e il suo messaggio finale è un tentativo flebile ma non altrettanto credibile: nonostante le avversità, possiamo ancora trovare significato e gioia.

I Simpson alzano le mani

“Poorhouse Rock” è più di un episodio: è una lettera d’amore e di addio al sogno americano. Attraverso una miscela di satira, nostalgia e un pizzico di amarezza, i Simpson ci ricordano che la loro forza sta nel raccontare verità scomode in modi che ci fanno ridere e piangere allo stesso tempo.

Forse il futuro di Bart e quello di tutti noi non sarà roseo, ma hey!  Possiamo sempre metterci a cantare mentre tutto va a rotoli.

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