Non sappiamo più leggere?

I dati che arrivano sistematicamente sulla lettura in Italia sono drammatici ma in fondo basta aprire gli occhi

Non è sempre colpa dei social

I dati e le percentuali fanno economia. Fanno giacca e cravatta, occhiali inforcati e ragionamenti su problemi e soluzioni, quanto meno abbozzati.

Ma che in Italia si legga sempre meno, con tracce di totale assenza anche di un solo libro all’anno sul comodino da Roma in giù, lo si può constatare nel quotidiano: nei tram, se tutto va bene, si ascolta la musica. Al mare, si preferisce far friggere il proprio dispositivo al sole che afferrare una storia dalla libreria polverosa delle proprie case di origine. In alcuni luoghi non esiste una biblioteca ma 12 parrucchieri nel raggio di 500 metri, sì. Di rado, si incontra qualche alieno impegnato in una lettura cittadina e ti si apre il cuore ma è una chimera, ci facciamo caso proprio per questo.

L’ultimo libro che hai letto è la domanda che ci fa ormai più paura di quella su cosa vuoi fare da grande. E io mi accodo a tutti voi, amici drogati di dopamina da social network. Con profondo rammarico e pesante rassegnazione.

I dati statistici

Secondo la rilevazione dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori su dati Pepe Research, il 30% dei lettori legge in maniera frammentaria, dedicandosi a questa attività solo qualche volta al mese se non qualche volta all’anno. Il tempo medio settimanale dedicato alla lettura si riduce a 2 ore e 47 minuti contro le 3 ore e 32 minuti del 2022.

Più di tutto, fa orrore senza margine di rassegnazione la divisione netta tra Nord e Sud. Dai dati di NielsenIQ – GfK sul mercato del libro in Italia suddiviso per aree geografiche, dei 79,2 milioni di libri a stampa venduti in Italia nel mercato trade tra gennaio e ottobre del 2024 il 35,8% è distribuito nel Nord-Ovest, il 22,2% nel Nord-Est, 22,7% al Centro e, infine, il 19,3% al Sud e Isole

Ma, ci sono dei ma.

Non abbiamo soluzioni e non ci spetta darne ma siamo davvero sicuri che sia tutta colpa dei social brutti e cattivi e del nostro cervello pigro e atrofizzato? O magari (e dico magari) se le case editrici pubblicassero meno merda e dessero meno fiato a trombe stonate, forse ci verrebbe anche voglia di dargli credibilità a queste meravigliose pagine oltre a bloccare il tavolo traballante di casa della zia Pinuccia? Insomma, “aiutati che Dio t’aiuta” e se proprio non sapete da dove partire, spulciatevi il catalogo delle piccole case editrici, magari di nicchia e/o settore: meteore sognanti di un mondo di carta che ci sta sfuggendo tra le dita.

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