Un’invasione di Grinch, ovunque. Tra mode e evidenti incapacità di ascoltarsi, gli amanti del Natale sembrano spacciati. Forse.
In Inghilterra, nell’Hampshire per l’esattezza, un prete entra in una scuola primaria e comunica ai bambini che Babbo Natale non esiste.
Qualcuno apre canali Telegram di supporto e sostegno durante le festività. Altri sfoderano le loro battute ciniche sul Natale senza neanche impegnarsi nel rimodernarle. Alcuni, fanno spallucce alle tue domande curiose, nominando il Grinch come unico credo. Deridono, con quel sorriso malinconico in attesa del 7 gennaio per togliersi di dosso l’amarezza.
E io?
E io, con la mia famiglia disfunzionale come tutte le altre e aspettative non conformi alla realtà, mi sento in colpa nel percepire il Natale come l’unico periodo dell’anno in cui la parola speranza non mi sembra una cazzata pazzesca o lo slogan di una Ong disperata. Mi coinvolgo, da pecora nera nel gregge bianco del cinismo, e mi sembra che la sua illusione dolceamara che mi infonde sia ben più forte della realtà.
In un mondo di Grinch
Perché amare il Natale è diventato fuori moda? E perché, soprattutto, chi si abbarbica a quella sua testarda magia dovrebbe sentirsi in colpa?
Chi scrive, non ha nessun luogo protetto con il simbolo della Mulino Bianco ad attenderla. Un’infanzia mediamente serena, nessun compagno con cui condividere la frittura di pesce della vigilia, nessun figlio da chiudere in stanza per poter mettere, finalmente, i regali sotto l’albero fingendo sia passato Babbo Natale. Anzi, chi vi scrive, gode di una certa fama malinconica e diversi traumi esistenziali da smantellare.
Però.
Però lo vedo che vi si spezza il cuore a leggere l’inaspettato bigliettino di un regalo che vi sussurra “ti voglio bene”. Lo vedo che, nonostante stipendi da fame e tredicesime ridicole, cedete il passo a quegli stronzi di Italo e Trenitalia per spararvi sette ore di treno e tornare a casa. Vedo lo stupore dei bambini che devono credere finché possono al nonno barbuto e in evidente sovrappeso che consegna i doni. La nonna che si addormenta al secondo, lo zio ubriaco al terzo bicchiere, il padre che scarta il dopobarba, il Gaviscon a fine pasto.
Non per tutti Natale è questo e non per tutti deve esserlo. Spesso, è l’acme del dolore per chi non c’è più, per chi non c’è mai stato, per quel futuro che sognavamo da piccoli e che non riusciamo neanche a sfiorare da adulti. E come cazzo ci siamo diventati, chi lo sa.
Il Natale è una questione privata
È una questione privata che diventa dominio pubblico e questo, ammetto, squarcia spesso il petto. Occupati come siamo a saturare il nostro quotidiano per non fare i conti con noi stessi, ci ritroviamo obbligati a fermarci ogni dicembre e guardare la nostra immagine allo specchio. Non sempre ci piace, anzi, spesso ci fa proprio schifo. Ma soffiare su questa flebile fiammella di amore misto a speranza che è il Natale, a cosa servirà? Innalzare i livelli di bile per diventare verde Grinch, ci farà sentire meglio?
Chissà se anche sotto quella maschera che indossate in questo periodo, si cela una persona interessante che neanche voi vi immaginate. Pure sto ca’ de Grinch, in fondo, non era poi così male.

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