Il 2024 è stato un anno significativo per la musica di Pino Daniele, segnato dal successo dell’inedito “Again”, che lo ha riportato in cima alle classifiche radiofoniche. Ma il 2025 promette di essere ancora più speciale: ricorreranno infatti sia il decimo anniversario della scomparsa di Pino, sia il settantesimo della sua nascita.

Tra gli eventi più attesi per celebrare la sua arte, spicca il documentario “Pino Daniele – Nero a Metà”, che sarà proiettato dal 4 al 6 gennaio in oltre 200 sale cinematografiche. Diretto da Marco Spagnoli e prodotto da Fidelio ed Eagle Pictures, il film racconta i primi anni della carriera di Pino, con la voce narrante di Stefano Senardi, storico amico, produttore di lunga data e co-autore del progetto. Durante la conferenza stampa di presentazione del film, Senardi ha spiegato: «Realizzare questo documentario è stato un gesto d’amore verso la sua musica e un modo per esprimere l’affetto che tanti di noi provano ancora per Pino. Abbiamo cercato di coinvolgere chi lo ha conosciuto da vicino e abbiamo dato grande importanza alla qualità del suono, perché il suo mondo musicale merita di essere conservato al meglio».
Dalla prima chitarra elettrica fino ai tre album iconici che hanno segnato la storia della musica italiana – “Terra mia”, “Pino Daniele” e “Nero a Metà” – il documentario ripercorre momenti indimenticabili della carriera di Pino come l’apertura del concerto di Bob Marley a San Siro e la leggendaria serata del 19 settembre 1981 in piazza Plebiscito, dove oltre 200mila persone si unirono in coro per celebrare un artista già entrato nel cuore della gente.
Al centro di tutto, però, c’è sempre Napoli, protagonista silenziosa ma vibrante del racconto. Non a caso si legge nelle note di regia: “Napoli è al centro del nostro racconto per raccontare Pino Daniele e la sua influenza sulla cultura del nostro paese, attraverso un testimone d’eccezione che ci restituisce la storia e la personalità dell’artista in maniera importante, intima ed inedita. Un percorso di racconto che tra arte e aneddoti rende omaggio non solo alla storia del musicista e delle sue canzoni, ma che riesce anche a celebrare l’eredità artistica e filosofica di questo cantautore unico, capace di essere fortemente presente, da quasi mezzo secolo, nell’immaginario collettivo italiano, ma – soprattutto – meridionale.
Visivamente il racconto fatto di materiali di archivio rari ed inediti nonché di riprese nella Napoli di oggi, restituisce allo spettatore un punto di incontro tra presente e passato, sintetizzato dalla guida gentile, ma competente e appassionata, di Stefano Senardi”.
Il sound di Pino, che fa da filo rosso al racconto, fu crocevia tra il Mediterraneo e l’America, una fusione straordinaria di mondi sonori e un mix esplosivo che, proprio a Napoli, dopo la guerra, aveva trovato terreno fertile per crescere. Pino seppe trasformare questa eredità in una voce potente e originale, raccontando non solo una città, ma un’umanità intera, fatta di speranza, resilienza e forza.
A completare il racconto sono le interviste realizzate da Senardi con figure chiave che hanno condiviso momenti importanti con Pino. Tra queste, spiccano le testimonianze di Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo e James Senese, che ricorda così il primo incontro con Pino: «Pino mi disse che voleva suonare con Napoli Centrale. “Ma io tengo già ‘o chitarrista”. E lui: “O saje sunà ‘o bass?” Io risposi: “Sì.” Allora gli comprai un basso e venne a suonare con me.»
In conclusione, Pino Daniele – Nero a Metà è un film imperdibile per chi ama la sua musica, ma anche per chi vuole scoprirla per la prima volta. Colpisce per la sua autenticità e per la scelta coraggiosa di lasciare le canzoni al centro della scena, evitando i facili cliché narrativi. Una scelta che merita di essere applaudita.
di Federico Arduini

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