Muto, lettone e low-budget: Flow si mangia la Pixar

Demi Moore ha strizzato l’occhio ai titoli, ma il vero riscatto di questi Golden Globe 2025 è certamente Flow

La parola chiave di questi Golden Globe 2025 appena conclusi sembra essere “riscatto“. Lo ha dimostrato Demi Moore, che ha iniziato l’anno nel migliore dei modi possibili per un’attrice conquistando l’ambita statuetta come Miglior attrice protagonista in un film commedia o musicale per il body horror “The Substance”. Ne avevamo scritto anche qui

Il discorso da manuale ha conquistato i titoli di ogni singolo giornale: “Mi dissero che ero una attrice da popcorn. Ero arrivata a pensare di non avere più nulla da offrire. Ho pensato fosse finito tutto poi The Substance mi ha salvata”. Perfetto, vai di titolo, grazie Demi Moore.

Ma c’è una chicca, nascosta e così timida, che rappresenta per me invece la vera forma di riscatto lontana dal clickbait. È quella di Flow- Un mondo da salvare, premiato come Miglior film d’animazione ai Golden Globe 2025.

Perché Flow è il vero riscatto

Un film muto, realizzato da una piccolo studio indipendente della Lettonia da un regista esordiente di appena 30 anni, Gints Zilbalodis, con un budget ridicolo e realizzato interamente con un software Open Source. Anche e soprattutto per questo, siamo convinti che non tiri una buona aria di Epifania tra le grandi major sconfitte con i loro Il robot selvaggio (DreamWorks) e Inside Out 2 (Pixar Animation).

La trama di Flow

In un mondo in cui gli esseri umani sembrano essere scomparsi, l’arrivo di un’inondazione costringe un gatto a mettersi in salvo su una barca, insieme a un variopinto gruppo di animali. Tra paesaggi di abbagliante bellezza e pericoli imprevisti, il viaggio farà capire a tutti che l’unione è la loro vera forza.

Privo di qualsivoglia forma di dialogo (sia umano che animal-umanizzato), in Flow si apre una porta spazio-temporale più unica rara: in parte collegata con il passato, con le antiche rimembranze dell’Arca di Noè o quella sensibilità indimenticabile e semplice de La gabbianella e il Gatto e in parte, un filo conduttore a maglia stretta con il futuro dell’animazione. Nessuna parola, nessuna traccia del genere umano (anche se si avverte un lonta no riverbero): i dialoghi sono versi, suoni e frastuoni della natura, musica.

Trailer qui

Disney, Pixar… e poi Flow

Se i temi dell’unione, dell’umanità e della sostenibilità ambientale sono poi chiari, quello che più di tutto rappresenta la vera forza di Flow è la creazione di una terza via, distinta dalle linee nette della Disney o la sua evoluzione digitale nella Pixar: la resa visiva è infatti quella tipica dei motori grafici utilizzati nella realizzazione di videogiochi tridimensionali. Ai paesaggi malinconici e mozzafiato, si alternano inquadrature che ricordano l’esperienza cinematografica con visore, come in un videogioco fantasy.

Dalla Lettonia al palco dorato dei Golden Globes è arrivato quindi il vero riscatto: quando essere indipendenti è un’esigenza e non un’etichetta da appiccicarsi alla giacca Armani, Flow (in lingua originale Straume) con il suo low-budget vi farà sperare che quei pochi soldi che ancora conservate per il vostro sogno possano davvero essere utili a qualcosa. Provateci.

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