L’anima oscura di Vinted

Non per tirare in ballo Black mirror, che più che una serie distopica è una rom-com di questi tempi, ma ricordate l’episodio “caduta libera” in cui una disgraziata è costretta a dare una votazione e farsi votare per ricevere dignità e diritti? 

Ecco, è proprio così che mi sono sentita vendendo una borsa su Vinted. Per un attimo, e giuro che è sembrato eterno, ho temuto che il candido profilo che ho costruito negli anni potesse crollare sotto il peso di una recensione negativa.

Il motivo della mia possibile caduta? Non aver ceduto al ricatto della contrattazione e non aver avvisato in tempo di aver reso nuovamente disponibile l’articolo che sembrava venduto.

Sono letteralmente stata messa alla gogna da un utente perché il mio atteggiamento è stato scorretto. Non avvisarla di aver reso nuovamente disponibile una borsa. Sul serio.

Io, che lavoro fittissima in queste settimane natalizie ed è già tanto se ho il tempo di guardare il telefono per chiamare mia madre, ma che l’ho trovato per rispondere a questa povera ragazza che evidentemente ci sperava da morire di avere la borsetta in tempo per sfoggiarla a Natale.

Ragazzi, fermiamoci un attimo. Cosa cazz:o stiamo facendo? Come ci siamo finiti a realizzare una realtà distopica da cui ci siamo messi in guardia per anni?

Vinted è il demonio. Uno scambio di anime più che di vestiti. Questione di tempo e ritmo, chi prima arriva meglio alloggia, giochiamo al ribasso e vinciamo un premio, ci stressiamo per un paio di pantaloni solo perché ci sentiamo più fighi a estrarli dall’armadio di una persona a 3 euro invece che comprarli su Shein. 

Siamo sicuri che stiamo facendo la cosa giusta? Certo, il mondo del fast fashion deve finire nella tomba che merita, ma io intendo proprio: siamo sicuri che non siamo comunque in un vortice vorace dove bisogna accaparrarsi tutto il possibile a discapito dell’acquirente?

Siamo sicuri di non essere schiavi dell’ennesima app che con un giudizio sulla tua performance da venditore ti rende vulnerabilmente ansioso?

Ho discusso con persone che mi proponevano un prezzo otto volte più basso per una borsa in pelle pagata 125€. Eddai, non è mica nuova, fammela a 20€. Te la sto facendo a 60€ e l’ho usata quattro volte.

Ma ci siamo fottuti tutti completamente il cervello o siamo ormai così anestetizzati e annegati nella nostra angoscia da performance da non renderci conto di quanto tutto abbia smesso di avere un valore?

Vogliamo davvero andare in affanno per spedire un pacco il giorno successivo saltando il pranzo, per fare contenta una persona che vuole tutto al minor prezzo?

Vi prego, fermiamoci un attimo. Ma che cosa stiamo facendo. Le persone là fuori hanno delle vite e per quanto i tentativi di disumanizzazione siano sempre più convincenti dobbiamo trovare il modo di non cedere al ricatto a cui ci sottopongono: o così o sei fuori dai giochi.

O così o non sei alla moda. O così o non puoi permetterti di vestirti. O così o compri da Primark. O così o non avrai tempo.

Stop. 

Vai a casa e mangia una fetta di torta. Va tutto bene.

di Elena Bellanova

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