Parliamo di teatro: Il Gabbiano di Čechov

Čechov chi?

Amori disastrosi, ambizioni artistiche, tanta introspezione e una quantità di disagio veramente non richiesta. Il gabbiano di Čechov è la drama queen del teatro. Prepariamo il latte alle ginocchia (si scherza amici).

Benvenuti nella tenuta della famiglia Treplev, dove il mood è perennemente “vacanze di Natale con parenti scomodi”.

Ma che c’hanno sti russi?

“La gente beve, fuma, si annoia. Ma non legge quel che scrivo io.”

In una magione di campagna, il giovane scrittore Konstantin Treplev cerca di rivoluzionare il teatro con una pièce sperimentale. La protagonista? Nina, l’aspirante attrice che lui ama follemente. Ma il pubblico (che poi sarebbe sua madre Arkadina, diva teatrale egocentrica, e qualche amico a caso annoiato) la stronca male.

E via col dramma!

“Le donne bevono il mio sangue. Le amo, ma loro non mi amano.”

Per complicarsi tutti la vita, se no che noia in campagna, i personaggi puntano a rovinarsela. Come? Ovviamente innamorandosi. Konstantin ama Nina, che però ama il successo e Trigorin, autore famoso e compagno di Arkadina.

Masha (uno dei mille personaggi di contorno, benvenuto nei Russi!) invece viene friendzonata da Konstantin.

Pensavo fosse amore

“Ho ucciso questo gabbiano. Lo metto ai tuoi piedi.”

In uno dei momenti più toccanti e simbolici del teatro moderno, Konstantin, re del melodramma, uccide un gabbiano e lo offre a Nina come metafora della sua anima spezzata. Nina, però, non lo capisce (strano).

Più avanti, in un monologo molto potente, realizzerà una triste realtà esclamando: “Io sono il gabbiano”, uccisa dalle aspettative.

Non ne va bene una oh!

“Io credevo di essere una grande attrice, ora so di essere niente.”

Nina fugge con Trigorin, ma la sua carriera di attrice finisce male. Trigorin la scarica, lei perde tutto e Konstantin continua a scrivere opere che nessuno legge. Arkadina, intanto, se la gode ancora da star affermata, perché il dramma degli altri è sempre più sopportabile dal proprio alto camerino.

Il peso dell’ego per Čechov

“La vita è pesante.”

Due anni dopo, Nina torna, ormai segnata dalla vita. Konstantin cerca di riconciliarsi con lei, ma lei lo respinge. Mentre gli altri discutono con indifferenza nella stanza accanto, Konstantin si toglie la vita. Čechov è sottotesto e sublimazione, un pugno allo stomaco: la tragedia interiore non fa rumore, ma lascia il segno.

Noiosino il teatro eh?

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