Il “mio” Oliviero Toscani

Era il 2022 quando intervistai Oliviero Toscani. Fu difficilissimo. Ma oggi, che ci lascia a 82 anni, mi accorgo di dovergli qualcosa

Intervistare Oliviero Toscani fu difficilissimo.
Prima di tutto, perche quella del 2022 fu la prima intervista in assoluto della mia vita e mi introdusse in quel mondo in modo brusco, veemente, amplificando le difficoltà già insite nel processo di scambio e connessione con persone di cui pensiamo di sapere tutto e invece non sappiamo un bel niente.

Armata di domande il più possibile ben concepite, la camicia migliore e l’entusiasmo del kamikaze, mi lanciai in un’avventura durata oltre 20min con un uomo burbero, appassionato, irriverente ed emotivamente indisposto. Sudai, tantissimo, e riuscii a portarmi a casa un’intervista faticosa che mi lasciò per molte ore un senso di stanchezza profondo.

“Gli scatti li fanno i nevrotici”

Non potevo sapere che quell’uomo che stimavo tanto lottava contro i demoni di una malattia ma che, nonostante e oltre questo, venerava ancora così tanto il suo lavoro da diventarne un acre portavoce pronto a rendersi antipatico pur di difenderlo.
Utilizzati ad esempio il termine “scatti” e lui mi gelò con questa frase che non ho ancora dimenticato: “Gli scatti li fanno i nevrotici. Io faccio fotografie”.

Devo due cose a Toscani.

La prima, è stata la speranza possibilista che la fotografia potesse diventare anche per me un mestiere a servizio di finalità commerciali e non un’arte da gustare al museo e poi chi “s’è visto s’è visto”. La gigantografia che campeggiava a tutta vetrina nel negozio Benetton del sonnacchioso centro della mia cittadina (quella di un prete che bacia una suora) è ancora oggi nei miei ricordi il manifesto di chi se n’è fregato ben poco di non essere disturbante. La sua collaborazione con il marchio di moda era e resterà uno spartiacque importante per un mestiere che si è evoluto grazie a lui e di cui ora raccolgono i frutti generazioni di fotografi di moda e con discreto successo, portando l’economia al servizio dell’arte e non viceversa.

Infine, devo a Oliviero Toscani il coraggio di continuare ad intervistare altri e altri ancora, per confermare una sensazione ma soprattutto per smentirla. Per cercare sempre di andare al di là delle parole e della costruzione lunga e laboriosa di un personaggio per arrivare al nucleo umano, che esiste in tutti e che non è sempre facile da raggiungere. Quella volta ad esempio non ci riuscii ma anziché scoraggiarmi, trovai il coraggio di uscirne rafforzata. E per quanto indispettita e svuotata, ho imparato più dai suoi no che dai mille sì successivi.

Oliviero Toscani oggi ci lascia a 82 anni. E non lo dimenticherò.

Lascia un commento