“Non puoi capire”

Cosa significa maternità oggi? Quante parole, consigli, frasi dobbiamo ascoltare dagli altri prima di pensare ai nostri?

“Non puoi capire” è una frase da cui mi tengo spesso alla larga, eppure quante cose si rivalutano.

Un’amica qualche giorno fa mi ha detto: “Non ci sei passata, non puoi capire“. E le ho dato ragione, mi sono scusata. Se non si vivono determinate esperienze meglio ascoltare, analizzare, valutare insieme alla persona in questione. Ma mai giudicare o “io avrei detto/fatto così”. Statt zitt che fai una figura migliore (ndr. la mia amica è una simpatica salernitana trapiantata al Nord e la si ama anche per questo).

Personalmente, non posso che essere monotematica durante il periodo (uno dei?) più importante della mia vita.
Quello che ti passa per la testa durante la gravidanza NON PUOI CAPIRLO DAVVERO SE NON NE HAI AVUTA UNA e mi perdono da sola il caps-lock che poco apprezzo perché le urla, anche quelle scritte, non sono da me, ma non ne posso più di sentire i commenti di chi fa il genio per sentito dire su un argomento così delicato.

Non sto qui a elaborare cos’è per me la gravidanza. Sento solo di voler condividere il fastidio che provo quando mi sento dire che dovrei sentirmi in un determinato modo e invece io sento dell’altro, vorrei non avere i soliti sensi di colpa pensando cose che non andrebbero pensate. E io invece le penso.

Penso alla paura della solitudine, al dolore del parto, alle paranoie di non saper prendermi cura di lei.
Alla solitudine, ancora. Penso ai miei gatti che mi mancano sempre di più, avrei voluto trascorrere questo momento con loro intorno. Penso a Mattia, a quando si è sentito già padre al test di gravidanza, ed io invece ci ho messo settimane per elaborare cosa stava succedendo.

Penso al mio corpo, ai cambiamenti che noto ogni settimana, al mio ombelico sempre più stretto e alla stanchezza sempre più presente, o ai libri che non avrei mai dovuto leggere ancor prima di immaginare di desiderare di essere madre e che ogni tanto tornano nei miei pensieri e mi terrorizzano (“Come d’aria” di Ada D’Adamo, ad esempio). A tutti quelli che mi consigliano di leggere per prepararmi e che non ho ancora iniziato e forse non inizierò mai.

Penso alla musica che sto ascoltando, solo quella che mi fa stare bene davvero, timorosa di ascoltare qualcosa di nuovo per paura che non mi dia le sensazioni che spero di avere (l’ultimo dei Cure l’ho sentito solo oggi pomeriggio però).

Insomma, come si fa in un momento del genere a lasciarsi andare? Non lo so, voi sicuro lo sapete perché sicuro ci siete passate… (pure passivo-aggressiva oggi).

Non scrivevo da una vita, perché ho smesso non lo so, forse perché so di non essere brava e mi giudico costantemente. Mi piaceva tanto. Forse può essere l’ennesimo nuovo inizio, nuove esperienze.

Una nuova vita con Agata, che spero mi amerà come io amerò lei, per sempre.

di Chiara

P.S. Agata è nata ed è una bambina bellissima.

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