Mickey 17, ultima fatica del regista coreano Bong Joon-ho, è al cinema. Anni di attesa, ne sono valsi davvero la pena?
Se non sai quale genere stai guardando, allora probabilmente è un Bong Joon-ho. Se non sai perché stai ridendo alla visione di scene cruente, ematiche e spesso incomprensibili (in altre parole: grottesche) allora vale la pena chiederti quanto il regista coreano di cui sopra sia davvero da considerarsi un maestro.
Mickey 17, ultima opera del premio Oscar Bong Joon-ho, ha già trascinato nelle sale oltre 12 milioni di persone a pochi giorni dall’uscita. Merito della grazia filmica già espressa in Parasite e Okja e di quel modo tutto coreano di lasciare tracce nel cinema, così dissociative rispetto alla sensibilità europea e, forse proprio per questo, irresistibili.
In Mickey 17 c’è la quintessenza di Joon-ho
Uno sci-fi che mescola sapientemente dramma e splatter, thriller e tragicomicità: pillole di generi cinematografici che diventano un unicum che pianta gli occhi dello spettatore nello schermo. C’è la lotta di classe e la supremazia del ricco sul debole. C’è la questione ambientale e animalista, toccata forte sia in Okja e sfiorata in Mickey 17 con la leggerezza di una libellula inferocita. C’è il doppio, la duplice presenza in ognuno di noi del putrido e dell’adorabile già indagato in decenni di letteratura – da Oscar Wilde e Shakespeare a Italo Calvino.
C’è un Trump Ruffalo (ma magari sbaglio)
Infine, c’è un neanche troppo velato vilipendio alla politica dei “duri e dei forti”, soprattutto se candidati in politica in giacca blu, cravatta rossa e biondissimi capelli: è Mark Ruffalo che insieme a Toni Collette rendono Mickey 17 non sono bello, ma dentro le cose.
E Robert Pattinson?
Bando agli spoiler, ma Robert Pattinson ha saputo perdonarsi il trampolino di lancio vampiresco di Twilight: è bravissimo. Il suo anti-eroe, morto e risorto per volere dei “poteri forti” trascina lo spettatore nei vari blocchi tematici desiderata del regista senza mai apparire distopico.
Ma il tifoso occasionale del cinema, si sa, è un animale polemico. E di critiche al film ne sono piovute eccome, in piena coerenza con questa primavera che tarda ad arrivare. Un consiglio: provate a fregarvene, una volta tanto. E ridete della morte che forse è l’unico modo per raccontarsela meglio.

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