Dopo il secondo posto a Sanremo 2025, un disco d’oro già in tasca e l’Eurovision all’orizzonte, Lucio Corsi è nel pieno del suo momento magico. Ma lui la vive con la stessa calma di sempre:
“Me la sto vivendo bene, sono felice. Sono circondato da ragazzi che lavorano con me da una vita. Ci teniamo coi piedi per terra a vicenda. L’importante è stare concentrato sulla musica, che è la cosa a cui tengo.”
Il nuovo album, “Volevo essere un duro”, è uscito venerdì in digitale per Sugar Music, mentre i vinili e i CD arriveranno l’11 aprile. Nove tracce che mescolano ricordi veri e inventati, storie assurde e personaggi indimenticabili. Un mix di infanzia, amicizia e sogni (infranti e non), raccontato con il suo stile, decisamente inconfondibile.

Un disco fatto di storie e facce
“Volevo essere un duro” è un album che parla di chi volevamo diventare e di chi siamo diventati davvero. Il pezzo che dà il titolo al disco è stato il brano indie più passato in radio nelle ultime settimane e ha vinto il Premio della Critica “Mia Martini” a Sanremo. Racconta quella sensazione di non sentirsi mai abbastanza, di inseguire un’immagine di sé che non combacia con la realtà.
Ma non è l’unica storia che vale la pena ascoltare. Dentro ci sono personaggi assurdi, reali o immaginati:
- “Il Re del rave”, un’icona decadente della notte, un tipo che da ragazzini sembrava un mito e che oggi chissà dov’è finito.
- “Francis Delacroix”, il fotografo amico di Lucio, che cattura immagini e bugie con la stessa naturalezza.
- “Let There Be Rocko”, il ritratto di un compagno delle medie, mostruoso e geniale come solo a quell’età si può essere.
E poi ci sono le emozioni pure e semplici: “Tu sei il mattino” è una canzone sull’inesorabile passare del tempo, mentre “Situazione complicata” racconta l’amore in chiave tragicomica, attraverso le paranoie di un protagonista che sogna, soffre e si incarta nei suoi stessi sentimenti. “Nel cuore della notte”, invece, chiude il disco con un lungo viaggio pianistico sotto la luna, dedicato all’amicizia.
Ciò che più colpisce della poetica di Lucio è la semplicità della immagini scelte, la malinconia di fondo che risuona con i ricordi di ognuno di noi. Senti il profumo dei luoghi, vedi i volti dei protagonisti. Un talento da tenerci stretti che continua a raccontare storie con uno sguardo poetico che sa essere surreale, mettendo insieme realtà, memoria e fantasia. “Volevo essere un duro” è un album che parla a chiunque abbia mai sognato di diventare qualcosa di grande—e si sia poi ritrovato a fare i conti con la vita vera.

Anche l’occhio vuole la sua parte
Come da tradizione, anche la copertina di “Volevo essere un duro” è un quadro dipinto dalla mamma di Lucio. “Mia mamma dipinge per hobby da una vita”, racconta lui, e il risultato è sempre qualcosa di visivamente interessante, un piccolo pezzo d’arte che si sposa perfettamente con la musica.
Verso l’Eurovision
Dopo l’incredibile esperienza sanremese, Lucio porterà come sappiamo “Volevo essere un duro” sul palco dell’Eurovision Song Contest 2025 a Basilea (13-17 maggio). Un’occasione gigante per far conoscere la sua musica fuori dall’Italia, senza perdere il suo stile unico e fuori dal tempo. Ne vedremo delle belle
«“Volevo essere un duro” è un disco che parla di infanzia, di amicizia e di amore. È un disco di ricordi veri e falsi, di personaggi del bene e del male, di località, che esse siano prati di margherite o squallide zone industriali. Nelle forme di espressione credo che la cosa a cui si debba tendere è il cambiamento. In questo album ho cercato una trasformazione soprattutto a livello testuale, cercando di non staccare più di tanto i piedi da terra. Ho cercato di cantare in maniera chiara e diretta di persone. “Volevo essere un duro” è nato strisciando sui marciapiedi, nascondendomi negli armadi o sotto le zampe dei tavoli, girando tra i panni sporchi nelle lavatrici, appendendomi con le mollette ai capelli ai panni stesi, cercando ricordi non miei nei cappelli degli altri, cercando nuovi orizzonti nelle scarpe degli alti. Dopo circa due anni ho trovato nove canzoni diverse e le ho convinte ad andare ad abitare nello stesso palazzo. Così è nato il disco.»

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