Biancaneve, non benissimo

Il nuovo e tanto chiacchierato live action Disney “Biancaneve” è al cinema da qualche giorno ed è tempo di tirar le prime somme. In breve? Non benissimo. Dopo una partenza discreta nel primo giorno di programmazione, gli incassi del film sono rapidamente crollati.

A peggiorare la situazione è il punteggio su IMDb, che ha raggiunto un terribile 2,0/10, addirittura inferiore a quello del terrificante DragonBall Evolution, considerato a ragione una delle peggiori trasposizioni cinematografiche di sempre. Sarà anche frutto del review bombing, ma il dato rimane.

Secondo Deadline, il film aveva un budget iniziale di 270 milioni di dollari, ma un’inchiesta del New York Times ha rivelato che il costo totale sarebbe lievitato fino a 350 milioni di dollari tra riprese aggiuntive e affini. Insomma, non benissimo.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco – ma a litri – ci sono le controversie legate alla protagonista, Rachel Zegler. Da tempo circolano indiscrezioni su un “presunto” malcontento della Disney nei suoi confronti. Breve ripassino per chi avesse vissuto su Marte negli ultimi mesi: Zegler, Biancaneve nel film, appunto, aveva infiammato i social – che, in parte, erano già esplosi al suo annuncio come protagonista perché per molti non adatta a interpretare la principessa dalla pelle “bianca come il latte” – definendo il film originale «sessista» e il principe «uno stalker».

È una sua opinione, direte voi. Vero, ma sarà difficile non convenire sul fatto che non sia proprio il modo più efficace (né il più saggio) per approcciare un personaggio e un pubblico che, guarda caso, non ha affatto gradito. Oltretutto, e non son proprio dettagli, lei sarebbe il volto promozionale del film. Così, per dire. Ecco perché le ultime dichiarazioni di Jonah Platt, figlio del produttore Marc Platt, fanno riflettere.

Commentando un post sui social, Platt ha attaccato duramente l’attrice, accusandola di aver sabotato il film con il suo comportamento: “Mio padre ha dovuto lasciare la sua famiglia per volare dall’altra parte del Paese e rimproverare una ventenne che ha firmato un contratto multimilionario e ha deciso di mescolare politica e promozione del film. Le sue azioni hanno chiaramente danneggiato il progetto. La libertà di parola non significa poter dire qualsiasi cosa senza conseguenze. Migliaia di persone hanno lavorato su quel film e lei l’ha messo a rischio per il suo atteggiamento immaturo”. Chissà a chi sta facendo riferimento…

Vedremo se il film sarà più forte delle critiche, più forte dei nani in CGI, più forte della trama stravolta e saprà risalire la china. Ma per ora, non benissimo.

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