Mentre in Italia si discute ancora se questa Inter sia “bella ma non dominante”, se “quel gol fosse entrato, allora…”, se Simone Inzaghi sia “solo un bravo gestore” e via discorrendo, all’estero fioccano gli elogi. I media internazionali parlano di una squadra solida, intelligente, spettacolare a tratti, capace di affrontare le grandi d’Europa a testa alta e con un’identità di gioco riconoscibile, moderna e, soprattutto, efficace. Perché sì, l’Inter di Inzaghi funziona. E funziona molto bene.
Eppure, nel dibattito nazionale c’è ancora chi la guarda con sufficienza, come se il percorso fatto finora fosse il minimo sindacale. Come se mantenere la vetta della Serie A con continuità, centrare la fase a eliminazione diretta di Champions e arrivare in fondo alla Coppa Italia fosse qualcosa di scontato.
La verità è che questa squadra, a ben guardare, è un piccolo miracolo sportivo. La rosa ha una media età tra le più alte dei top club europei. Le rotazioni sono poche, perché le alternative non sono sempre all’altezza dei titolari. E sul mercato, sia a gennaio che in estate, si è operato praticamente a costo zero. Eppure il rendimento è da grande d’Europa: solido dietro, ispirato davanti, sempre con l’idea di controllare la partita, mai di subirla. Il merito è di un gruppo coeso, certo, ma soprattutto di un allenatore che in pochi anni è passato dall’essere considerato un “ripiego” a diventare uno dei tecnici più stimati del continente. Simone Inzaghi ha portato equilibrio, idee chiare e un calcio che coniuga bellezza e concretezza — roba non da poco, in un’epoca in cui spesso si sceglie l’una a scapito dell’altra.
Comunque vada questa stagione — in cui l’Inter è ancora in corsa su tutti e tre i fronti — sarà un successo. Un successo che forse, prima o poi, anche da queste parti impareremo a riconoscere davvero.

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