Ok, parliamoci chiaro: se c’è una cosa che non ti aspetti quando pensi a un concerto rock, è che si svolga tra le rovine di un anfiteatro romano del I secolo, senza pubblico, con solo quattro ragazzi inglesi, il vento tra i capelli e un muro di suono progressive che rimbalza sulle pietre millenarie. E invece “Pink Floyd at Pompeii” è proprio questo: un rituale mistico, un trip, un momento che – a distanza di oltre 50 anni – fa ancora tremare le fondamenta della musica.
E da domani, signore e signori, torna al cinema fino al 30 aprile. Restaurato. Ripulito. Rilanciato in 4K come se fosse stato girato ieri. Peccato che era il 1971. I pantaloni a zampa erano ovunque, e David Gilmour aveva capelli che Pantene spostati. Ma niente distrazioni: “Pink Floyd at Pompeii – MCMLXXII” è molto più di un concerto. È una seduta spiritica sonora.

Immagina questo: entri in un anfiteatro vuoto, il Vesuvio ti osserva minaccioso sullo sfondo, e parte “Echoes”. Nessun urlo. Nessuna ola. Solo i Pink Floyd, in completo stato di grazia, che suonano come se stessero parlando direttamente agli dèi.
Quel film fu girato prima che “The Dark Side of the Moon” rendesse i Pink Floyd una leggenda interplanetaria. Ed è proprio questo il bello. Li vediamo mentre sperimentano, improvvisano. E poi si chiudono negli Abbey Road Studios per lavorare a quello che diventerà uno degli album più venduti della storia dell’umanità.
Il restauro: operazione chirurgica
Il negativo originale in 35mm è stato trovato in cinque bobine etichettate in modo così vago che è un miracolo qualcuno abbia voluto guardare che diavolo fosse. Sotto la guida di Lana Topham, quel materiale è stato scansionato, lucidato a nuovo e remixato con passione, fotogramma per fotogramma. Il risultato? Un film che vibra, pulsa e ti catapulta direttamente nel cuore infuocato del 1971.
E l’audio? Steven Wilson, uno che con i suoni ci parla la notte, ha preso il mix originale e l’ha trasformato in un’esperienza sensoriale a 360 gradi. 5.1. Dolby Atmos.
Perché devi vederlo (di nuovo o per la prima volta)
Perché è storia. Ma è anche arte, follia, estasi, rottura delle regole e costruzione di nuove mitologie musicali. È vedere una band al culmine della creatività che ti dice: “Hey, possiamo fare tutto. Anche suonare per un pubblico di pietre antiche e farlo sembrare l’evento del secolo.”
“Pink Floyd at Pompeii – MCMLXXII” non è solo un film. È un’epifania. E se non lo guardi, rischi di perdere l’occasione di vedere il rock come non lo hai mai visto: nudo, potente, mistico, eterno.
Sì, è epico. E sì, è assolutamente da vedere oggi. Anche solo per ricordare cosa significa fare musica con la M maiuscola.

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