L’educazione alla povertà che ci meritiamo

Viaggi low cost, ristoranti economici, vacanze in camper. Siamo sempre più educati a spendere meno, sempre meno reattivi e pronti a cambiare le cose.

Non ho mai avuto grandi sogni economici. Le cose che sognano tutti; una casa, un paio di scarpe che usi per sei mesi fino a sfasciarle, un vino francese per darsi un tono quando vengono a trovarti gli amici. 

Eppure a trentatrè anni esulto se arrivano i prezzi pazzi alla LIDL. Mi mangio le unghie scherzando su quanto risparmierei se quella fosse la mia dieta, spremo il dentifricio anche se dentro non c’è più niente. 

Fa sorridere o è spaventoso?

Credo faccia semplicemente riflettere, perché non faccio altro da mesi.
A cosa siamo disposti a rinunciare pur di poterci coprire gli occhi e riaprirli a settant’anni senza nipoti – perchè probabilmente senza figli – senza pensione – non l’abbiamo mai accumulata – senza ossigeno – abbiamo fatto morire tutto.

Penso al tempo che sto sprecando permettendo tutto questo e a quanto mi faccia rabbia non urlare al mondo che ci siamo fatti saccheggiare e che devono restituirci tutto quanto

Vedo schiere di viaggi in camper, di vacanze low cost, di recensioni su ristoranti economici. 

Vedo momenti significativi inquinati dai pensieri distruttivi – tanto non me lo posso permettere.

Vedo educazione alla povertà. Sedativi al gusto amaro d’arancia del Portogallo. Pacche sulla spalla degli idioti che siamo. 

Ci passa tutto sotto gli occhi e lo lasciamo scorrere come fanno i gatti con le prede per giocarci, solo che noi poi non attacchiamo. Solo che poi quelle prede siamo noi.

Completamente disillusi, eppure potremmo piegare un intero Paese se solo ci interessasse alzare la testa.

Ci hanno devastato il futuro, tolto diritti, annullato stipendi, dignità, valori. Contiamo la paghetta come fossimo adolescenti irresponsabili che vogliono uscire e fare baldoria, solo che quella baldoria cazz:o è la nostra vita. E quella paghetta la guadagnamo ogni giorno implorando lo stato perché non si prenda anche ‘sto mese i pezzi da 20.

Come ci siamo finiti ad annullare le lotte, le credenze, le possibilità che alcuni prima di noi hanno provato a darci? Con quale diritto guardiamo tutto questo e scappiamo o lasciamo che accada?

Questo è uno sfogone, sì, ma è anche un grido che vorrei venisse colto e una soluzione che ancora non ho. 
Perché potremmo scendere in strada, ma dovremmo almeno poterci pagare la benzina. E poi, forse, dare fuoco a tutto e ricominciare.

di Elena Bellanova

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