Guida pratica per (sopra)vivere

I tutorial oggi: da come riparare un orologio ai 10 passi per fiorire dopo una delusione d’amore. È l'(in)evoluzione odierna dell’”how to”

Nel 2005, l’avvento di Youtube ci ha promesso di tutto. Qualche impegno, per la verità, l’ha mantenuto. Con un follow e un’attenzione quasi divina, ho imparato a creare piccole pochette con stracci e lenzuola inutilizzati, da regalare fiera ai miei amici più che sgomenti dinanzi a questo attacco di creatività. Qualcuno divenne in grado finalmente di riparare la tavoletta del wc, ad eseguire la frittura perfetta, a smontare una lampadina, a creare trecce alla francese o ad utilizzare quel dannato eye-liner senza sembrare Moira Orfei.

Era l’epoca dell’ascesa del tutorial, del “fai da te guidato”: un pacchetto di onniscienza in cui tutti potevano imparare qualcosa. Ma, soprattutto, tutti erano potenzialmente in grado di insegnartela. Come se un’enorme lampadina delle idee geniali dei fumetti fosse piombata sulle nostre teste (o meglio, sui nostri primordiali schermi dei pc prima e degli smartphone, poi).

How to…live

In pochi anni, “how to…” è diventata una delle ricerche più frequenti su Google e un brulicare di pseudo corsi di pseudo guru che hanno invaso le nostre piattaforme rispondendo a dei bisogni (a volte) o creando nuove esigenze di conoscenza (per lo più) che sembrano non trovare mai fine. Dalla praticità all’emotività, i tutorial hanno seguito la linea temporale dell’evoluzione umana: da homo erectus desideroso di accendere un fuoco, si è cominciato a chiedersi come utilizzarlo, poi come domarlo e, infine, come farne a meno.

Qualcuno asserisce che il futuro dell’economia dell’intrattenimento, del tempo libero e della gestione delle relazioni umano siano i corsi. L’importante è avere 4-5 discepoli e qualcuno a cui credere ciecamente e il piatto è pronto. Le attività più semplici o più naturali insite nell’essere umano come soffrire, gioire e relazionarsi, possono essere apprese in agili moduli online e a comode rate. Click, play, iniziamo!

Ovidio, un moderno guru per cuori spezzati

E pensare che già intorno all’anno 1 d.C. il poeta latino Ovidio, con il suo piccolo manuale I remedia amoris, aprì la strada alle guide anti-cuori spezzati. In questo nuovo testo, l’autore fa un’inversione di rotta: dal suo Ars amatoria in cui insegnava come conquistare e mantenere l’amore a come liberarsene e allontanare per step la sofferenza amorosa.

I remedia amoris senza tempo

Il manuale di auto-aiuto ante litteram, sconvolge per la sua aderenza ai principi cardine ancora oggi in piedi:
1. Evitare l’ozio perché promotore della rimuginazione;
2. Praticare sport o guerra
3. Evitare i luoghi frequentati dall’amata/o evitando i luoghi del ricordo.
4. Non idealizzare la persona amata
5. Cambiare ambiente, viaggiare e, dulcis in fundo, frequentare altre persone. il distacco fisico può aiutare a quello mentale.

In sintesi, Ovidio può essere letto oggi come il precursore colto della moderna psicologia pop. Chissà quanti followers avrebbe avuto.

L’illusione della competenza rapida

Il tema, come si è detto, è globale. Così in Giappone esiste un Corso per imparare a scusarsi efficacemente con il capo, con tanto di inclinazione dell’inchino misurata al grado di gravità dell’errore. Avrebbe poco appeal in Italia, ma se vi interessa lo trovate qui. Negli USA, esistono invece Corsi di “emotional first aid”, cioè primo soccorso emotivo, pensati per chi ha appena avuto un lutto o una delusione. Ovidio docet. In Italia, su piattaforme come Udemy, si trovano invece corsi su Come comunicare con il tuo ex in modo sano” o “Mindfulness per sopravvivere alle riunioni inutili”. Non mancano i microcorsi per diventare “Influencer di quartiere” o “Scrittore di bio per Tinder”.

Un mercato dell’incertezza personale pervaso da pacchetti di competenze rapide, pratiche. Illusorie.

Ma quindi, è nato prima l’uovo o la gallina?

Il ragionamento sembra sgretolarsi di fronte alla possibilità di digitare su Google una domanda e ottenere una risposta e la spalla dell’amico di sempre sembra essere diventata un luogo sempre meno accogliente delle nostre disperazioni.
Vogliamo tutto, lo vogliamo subito, possiamo comprarlo.

Viene da chiedersi dunque: ci sono sempre più bravi (e magnanimi) ad insegnare la vita agli altri previo compenso o siamo diventati pigri nell’apprendere l’ABC della nostra stessa vita? L’iper-didatticizzazione della vita quotidiana assume così i contorni oscuri di una involuzione. Se esiste un corso per uscirne, vi prego, prendetevi tutti i miei soldi.



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