Un simbolo non è mai inutile

L’attacco di Nanni Moretti, il bacio tra Hitler e Netanyhau dell’ultima opera della street artist Laika: non è solo una questione di simboli e no, non è vero che non servono a niente.

Ma quanti palestinesi devono ancora morire perché tu sia soddisfatto e finalmente la smetta?“ ha postato il regista Nanni Moretti sul suo Instagram. Diretto, senza fronzoli: una presa di posizione come poche si sono viste nel mondo dello spettacolo italiano.

Contemporaneamente, l’ha toccata pianissimo anche Laika, una delle voci più dirompenti della street art italiana contemporanea. La scorsa notte è apparsa a Roma, davanti al liceo Manara, una sua nuova e provocatoria opera intitolata “La Soluzione Finale”, che ritrae un bacio tra Adolf Hitler e Benjamin Netanyahu.

Non abbiamo imparato nulla dal passato. La fine di Gaza coinciderà anche con la nostra fine in termini di democrazia e di difesa dei diritti umani”.

Laika

Mascherata e anonima, come una sorta di Banksy nostrano, ha ancora una volta utilizzato i muri di Roma (e non solo) per lanciare messaggi politici, sociali e umani, sempre con uno stile visivo incisivo e una comunicazione potente. Dritta.

Ho scelto un’immagine estrema per scuotere stampa e opinione pubblica. Il governo israeliano, con il sostegno di Stati Uniti, Unione Europea (Italia e Germania in testa), sta portando avanti una sistematica operazione di annientamento del popolo palestinese”, ha dichiarato Laika.

Ogni opera di Laika è un cortocircuito simbolico: prende immagini familiari – storiche, mediatiche o pop – e le sovverte, creando provocazioni che colpiscono allo stomaco e obbligano a riflettere. Il recente murales che ritrae un bacio tra Adolf Hitler e Benjamin Netanyahu ne è l’esempio lampante: un’immagine volutamente disturbante, che mette in discussione potere, ideologie e memoria, evocando i baci-simbolo del passato ma traslandoli nel presente più crudo e controverso.

Il potere (sovversivo) di un bacio

Nella storia dell’arte politica, il bacio non è mai solo un gesto d’amore: è un’arma simbolica. Un cortocircuito visivo, una bomba ideologica, un simbolo che chiede di essere fissato nelle coscienze collettive. E di esempi ne abbiamo ad aiosa.

Il bacio tra Brežnev e Honecker

Il più celebre ma anche il più fotografato tra i murales sul Muro di Berlino, tratto da una vera fotografia del 1979. Un bacio fraterno socialista, rituale politico tra leader dell’Est, che sulla superficie ruvida di un muro diventa grottesco, provocatorio, ironico. Quell’immagine, con la scritta “Signore, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale” è diventata un’icona della decadenza del potere. O almeno, ci ha provato.


Unhate di Benetton (2011)

È senza dubbio una delle campagne pubblicitarie più controverse del XXI secolo: fotomontaggi che ritraevano leader mondiali intenti a baciarsi sulle labbra – Obama e Hu Jintao, Merkel e Sarkozy, persino il Papa e l’Imam del Cairo. Lo slogan era chiaro: “Unhate”, smettiamo di odiare. Il messaggio? Potente. Ma le reazioni? Feroci. Alcune immagini furono ritirate dopo denunce ufficiali, ma l’obiettivo era centrato: scatenare il dibattito.

    Banksy – “Kissing Coppers” (2004)

    Un murales apposto a Brighton, ritraeva due agenti di polizia britannici in uniforme che si baciano appassionatamente. È una critica all’ipocrisia delle istituzioni, ma anche un gesto di tenerezza in un mondo di repressione. L’opera è diventata una delle più iconiche dello street artist inglese, venduta anni dopo all’asta per oltre mezzo milione di dollari.

    E allora: cosa ci dice davvero un simbolo?

    Che sia tra nemici, amanti proibiti o simboli del potere, un bacio non è mai solo un bacio. È un gesto che disarma, sovverte, confonde. Quando finisce su un muro, si trasforma in una domanda scomoda: che cosa stiamo davvero difendendo, quando difendiamo le nostre idee?

    Nel mondo della street art, l’arte non consola: provoca. Per chi sostiene che non risolvi le cose che combatte, e che un simbolo resti solo un simbolo, ci chiediamo: la sua natura intrinseca di non-risolutore dei mali del mondo, può essere un deterrente per non farlo più? Anche se poco o nulla di quello che facciamo per combattere male, odio e ingiustizie che pullulano in questo mondo (ora più che mai) serve a cambiare le cose, può essere un motivo per non fare più niente? Nanni Moretti con il suo post non cambierà di certo le cose. Vale lo stesso per Laika. Ma sappiamo sulla nostra pelle, quanto il silenzio sia l’alleato più potente della feccia della Storia. È tempo di urlare.

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