Il prossimo referendum dell’8 e 9 giugno è uno spartiacque: laddove la politica dissuade, il nostro potere diventa necessità
Del prossimo referendum abrogativo dell’8 e 9 giugno se ne parla per sottolineare quanto non se ne parli affatto. Tutto è nelle mani dell’informazione indipendente, per lo più proiettata ai giovani. I media tradizionali, hanno dedicato uno spazio ridicolo al referendum negando, di fatto, le informazioni necessarie ad ogni cittadino per compiere una scelta consapevole.
Il referendum fantasma
L’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni AGCOM ha emesso un richiamo formale nei confronti della Rai e di tutte le altre emittenti televisive e radiofoniche nazionali, affinché garantissero “un’informazione corretta, imparziale e completa sui quesiti referendari e sulle ragioni a sostegno delle opzioni di voto”. Sempre secondo AGCOM, le principali reti televisive hanno dedicato meno dell’1% della propria programmazione al referendum: la RAI con una media dello 0,62% e Mediaset con lo 0,45%. Gravissimo.

Inoltre, il 14 maggio 2025, durante un question time alla Camera dei deputati, il deputato e promotore del referendum sulla cittadinanza (il più discusso tra i 5) Riccardo Magi è entrato nell’aula travestito da fantasma, accusando il Governo Meloni di scarsa informazione sui cinque quesiti e protestando contro l’invito dei partiti di maggioranza all’astensione. Un teatrino, fomentato dai vertici della politica italiana, che hanno gentilmente invitato i cittadini a boicottare il voto. E ragazzi no, non è il Lercio.it.
L’importanza dei referendum nella democrazia
Il referendum rappresenta ancora oggi uno strumento fondamentale di democrazia diretta, l’unico in grado di permettere ai cittadini di esprimersi direttamente su questioni legislative o costituzionali. È la base della nostra democrazia, la massima espressione della partecipazione civica. Uno dei pochi, rarissimi momenti, insomma, per smetterla con le chiacchiere da bar e far sentire il peso delle nostre scelte. Eppure, gli ultimi referendum in Italia hanno totalizzato un astensionismo senza precedenti. Dal 1997 al 2022, su otto consultazioni, solo quella del 2011 ha raggiunto il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto al voto, con un’affluenza del 54,8% . In particolare, il referendum del 12 giugno 2022 sulla giustizia ha registrato un’affluenza inferiore al 21%, segnando il record negativo nella storia repubblicana.
Per lo meno, fatelo per o’ schiattiglio
Inammissibile non votare. Non c’è una motivazione che regga. Negli ultimi 30 anni, solo un referendum ha raggiunto il quorum necessario, quello del 2011 su acqua, nucleare, legittimo impedimento e servizi pubblici locali.
Il governo, in particolare la coalizione di destra guidata dall’eccellentissimo presidente del Consiglio Giorgia Meloni (al maschile, come piace a lei), ha adottato una strategia di dissuasione inaccettabile invitando gli elettori a non partecipare al voto. A fronte di questo impegno – ben dimostrato in plurime occasioni – di invalidare il nostro esercizio democratico invitandoci a fottercene (scusate il francesismo) e continuare a a vivere nella nostra gabbia d’oro, la nostra partecipazione non è soltanto un diritto ma un segnale e una necessità morale e civica.
Il grande obiettivo sarebbe votare per qualcosa: informarsi, farsi un’idea, portarla avanti e sbatterla sulla nostra scheda con una X. Qualunque essa sia.
Ma se questo è troppo faticoso, se anche una piccola parte di noi è condizionata da questa morìa informativa sul prossimo referendum allora sì, rechiamoci alle urne per votare a sfregio contro qualcuno e qualcosa: contro chi ci vuole assenti, contro le parole del signor La Russa (“Farò propaganda perché la gente stia a casa“).
In napoletano c’è una splendida parola per descrivere anche solo un motivo per muoversi in tal senso: o’ schiattiglio.
Che splendida parola. Che gioia pregustata.

Lascia un commento