Il referendum non raggiunge il quorum, arrestandosi al 30,6%. Ma c’è una bolla che merita di non essere scoppiata
Era già tutto previsto.
Nonostante ciò, un briciolo di speranza aveva iniziato a farsi largo scrollando i social delle ultime 48h pregni di storie dei miei amici, più o meno fidati, in cui campeggiava fiera la tessera elettorale.
“Qualcosa dovà pur muoversi”, mi sono detta, tollerando in un modo anomalo quell’eccesso di protagonismo che per una volta somigliava ben più nettamente alla partecipazione, potenziale emulazione, risposta, atto, simbolo.
Invece ci fermiamo al 30,6% di affluenza e di quella speranza di dare un segnale non restano che scheletri di storie Instagram che invitano ancora a votare fino alle 15:00. Cocciute e dissociate dal tempo, quasi tenere nella loro vacuità: un po’ come il restante 69,4% di quelli che pensano di aver fatto uno smacco a qualcuno senza badare che quel qualcuno saranno loro stessi, poi. Presto.
Eppure, quanto amo quel 30,6% di matti
Nonna Rosa, che a 95anni si prende la briga di recarsi alle urne. Con lei, tutti quelli che lo hanno fatto negli ospedali, a cui la vita ha tolto la speranza ma non l’altruismo. A chi si è fatto ore di treno, a chi si è speso per convincere i dubbiosi. Ai fuori sede che sono stati un orgoglio: l’89% di matti in cerca di fortuna senza perdere la gratitudine.
A quei matti che comunque preferiscono le bolle alle gabbie: grazie. Non poteva andare peggio ma avete scelto di stare dalla parte giusta della democrazia.

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