Ricordate quando i servizi di streaming erano l’Eldorado dell’intrattenimento? Quando bastava un click e — magia! — ti ritrovavi in un mondo senza pubblicità, senza interruzioni, senza il bisogno di imprecare al settimo spot del detersivo mentre cercavi di guardare un film? Eh, bei tempi. Ma come tutte le cose belle, anche questa era destinata a finire.
Benvenuti nel 2025: l’era dello streaming con pubblicità, a pagamento.
Le piattaforme, un tempo paladine della rivoluzione anti-TV, stanno tornando alle origini… ma con stile! Oggi, sempre più spesso, puoi scegliere tra:
- L’abbonamento “Basic con pubblicità”, dove paghi poco ma ti becchi spot a raffica. Qualcuno potrebbe dire: “Va beh, saranno pochi”. Certo, come no. Prima forse. Ora ogni tre respiri. Letteralmente: episodio da 20 minuti? Tre blocchi pubblicitari da due minuti ciascuno. Un incubo a puntate.
- L’abbonamento “Premium Ultra Pro Max”, dove paghi l’equivalente del mutuo di una casa e forse – ma solo forse – riesci a vedere un episodio della tua serie preferita senza che qualcuno ti venda uno yogurt probiotico nel mezzo della scena più importante.
Nel frattempo, i prezzi aumentano.
Ogni mese, una nuova email con tono allegro:“Stiamo aggiornando i nostri prezzi per offrirti un’esperienza ancora migliore!”
Che, tradotto all’italiano corrente, significa: “Ti stiamo svuotando lentamente il portafoglio, ma guarda che bella questa nuova pubblicità in 4K!”
In pratica, la TV del futuro è tornata ad essere la TV del passato, solo con più app da aprire, più password da ricordare, e più soldi da sborsare. E se osi lamentarti, ti rispondono: “Eh, ma c’è tanta scelta!”
Certo. Perché chi non sogna di avere 12 abbonamenti attivi per vedere una stagione di una serie su una piattaforma, un’altra stagione su un’altra, il primo film della saga su X, il terzo su Y, e il secondo… scomparso in una guerra di diritti?
Lo streaming doveva salvarci dal palinsesto della TV.
Alla fine ci ha solo venduto una versione aggiornata dello stesso vecchio pacco. Ma con più login.
Ma tranquilli: il prossimo aumento di prezzo servirà sicuramente a “migliorare l’esperienza utente”. A meno che con “esperienza utente” non intendano farci ricordare perché avevamo smesso di guardare la TV in prima serata nel 2007.

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