Circle Mirror Transformation: un testo teatrale per chi il teatro proprio non lo tollera

Per capire a cosa serve comportarsi come cretini in una classe di teatro e come mai chiunque lo faccia ne esca completamente cambiato.

Continua a leggere: Circle Mirror Transformation: un testo teatrale per chi il teatro proprio non lo tollera

Come spesso capita alle radical chic che invece di occuparsi di cultura lavorano senza sosta, mi sono ritrovata a leggere un piccolo e apparentemente innocuo libretto sotto l’ombrellone. La lettura, in questo caso, era relegata alle pause tra un bagno e una sudata sotto il sole, con sottofondo animalesco: voci di bambini in stereo e il GRRR musicale del momento. (Per carità, qualcuno gli dia un GRRR.)

Il libro è un’opera teatrale: Circle Mirror Transformation.

E lo so: da qui in poi vi vedo già allontanarvi con un saluto principesco.

Non lo fate. Il punto è proprio questo.

Il teatro allontana. Ma perché?

La maggioranza delle persone prova una specie di riluttanza a parlarne, quasi fosse contagioso. 

“Ti prego non dirmi di quanto le lezioni di teatro ti abbiano cambiato la vita, non me ne frega un cazz:o.

“Per favore smettila di parlare in dizione, sei artificioso e pure cogli:one”. 

E io vi capisco. Sul serio.

Si è perso il senso profondo – e la potenza – di un’arte semplice e complessa insieme, capace di ribaltare la percezione delle cose. In poche settimane. In pochissime lezioni.

Ho visto persone con problemi di balbuzie trovare il ritmo perfetto delle parole. Con problemi di mutismo ritrovarsi a esprimersi serenamente. Con problemi relazionali cambiare completamente attitudine. 

Quei suoni strani emessi nella sala teatrale, quei respiri, quel contare fino a dieci, quel ritrovare sé stessi nel ritmo del gruppo, nella messa in scena di un racconto, nella simulazione di qualcosa che viviamo ogni singolo giorno, nella possibilità di essere altro, di proiettarsi su altro, di cambiare prospettiva, è talmente semplice e potente da spaventare. 

Eppure al solo pronunciare la parola “teatro”, molti sorridono guardandoti come se stessi parlando di biodanza con lo sciamano dell’Isola dei Famosi.

E invece no. Annie Baker racconta proprio questo.

Circle Mirror Transformation inizia con cinque perfetti sconosciuti, senza alcuna sintonia tra loro, che attraversano e condividono le loro paure più grandi con forse un po’ di scetticismo e superficialità iniziale, ritrovandosi poi a replicare la vita stessa. 

Quello che succede in una classe di teatro è una trasformazione sottilissima. Silenziosa, ma reale. Un percorso che se solo fossimo in grado di affrontare realmente in classe nelle scuole sarebbe così potente da cambiare l’intera società. Non esagero.

Annie Baker esprime profondamente questo concetto.  

Mettersi in cerchio, chiudere gli occhi e contare fino a dieci, senza sovrapporre la propria voce su quello dell’altro, senza accordarsi, semplicemente essendo presenti e in ascolto, parte tutto da lì.

Sembra una stronzata? Prova a farlo.

Prova a trovarti in mezzo a un gruppo di sconosciuti, prova a sfiorarne i corpi e sentirne l’odore, ad ascoltare le voci e capire quanto siete simili, ad ascoltarne le storie e trovarsi ad empatizzare.

Prova a fare i versi di un animale e ritrovarti a sorridere perché ti senti un bambino ed è una sensazione ancestrale e bellissima.

E infine prova a comprendere quanto vulnerabili siamo tutti, inevitabilmente, e ad affidarti al senso delle emozioni più pure. A ridere semplicemente perché ti viene da farlo e a trattenere le lacrime perché sembra stupido lasciarsi andare.

La prossima volta che qualcuno ti parla di questo, prova a capire da dove deriva quell’entusiasmo, prova a guardare i suoi occhi e notarne il cambiamento. Prova a buttarti e prendere parte ad una classe di teatro. Potrebbe davvero cambiarti la vita. 

Se poi hai ancora dubbi, leggi Annie Baker, te lo saprà spiegare meglio.

Lascia un commento