Cinquantacinque anni. È un numero tondo, di quelli che ti fanno scattare la memoria, o almeno provano a farlo. Era il 18 settembre 1970 quando Jimi Hendrix se ne andava, appena ventisette anni. Forse troppo giovane, forse giusto in tempo, dopo aver cambiato per sempre il modo di suonare la chitarra, il rock e, boh, il modo stesso di sentire la musica.
Lo chiamavano in mille modi, ma quella che resta impressa è l’immagine più semplice e assurda: la mano sinistra di Dio. Una mano che prendeva la Fender Stratocaster rovesciata, la piegava come voleva, e sembrava che la chitarra fosse diventata parte di lui. Non so, forse sto esagerando, ma così mi sembra.
Prima di lui, la chitarra era accompagnamento o virtuosismo elegante. Dopo di lui… boh, era un campo di battaglia cosmico. Quegli assoli non erano solo note: erano urla, scintille, visioni psichedeliche. “Purple Haze”, “Voodoo Child”, “Hey Joe”, l’inno americano a Woodstock… ognuno di quei brani ti spaccava un po’ la testa, e forse lo voleva fare. Non era solo tecnica, e questo credo sia importante. Hendrix non suonava per dire “guardate quanto sono bravo”. No, suonava per portare la musica dove nessuno aveva osato. Era una specie di linguaggio nuovo. Forse lo sto idealizzando troppo, ma chi se ne frega.
Eppure, come spesso succede ai geni, c’era una fragilità enorme. Fama, pressioni, dipendenze… lui non stava mai fermo con la testa. Era una cometa che bruciava troppo in fretta. A ventisette anni, quando molti di noi stanno appena capendo chi sono, Hendrix aveva già cambiato tutto. La sua morte lo mise nel Club 27, insieme a Brian Jones, Janis Joplin, Jim Morrison… e poi Kurt Cobain, Amy Winehouse. Ma, forse più della statistica tragica, conta ciò che resta: un’eredità che ancora brucia, e continua a far vibrare musicisti e ascoltatori, generazione dopo generazione.
Cinquantacinque anni dopo, ascoltarlo non è nostalgia. È sentirlo ancora vivo, o almeno provarci. È ricordare che la musica può essere rivoluzione, che una chitarra può urlare e pregare allo stesso tempo. La mano sinistra di Dio non è più qui. Ma le corde… beh, quelle sembrano ancora vibrare.

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