Tutto quello che hai sempre voluto dire.
Tutto quello che hai sempre voluto leggere:

Le ferie per riprendersi
dalle ferie
Da quando sono così sofferte? Spopola lo staycation
C’è il lungimirante, altrimenti detto ansioso, che ha pianificato minuziosamente l’itinerario estivo sotto il piumone di un Gennaio infinito. C’è il procrastinatore, che sceglie dove andare last minute lamentando cifre folli al suono monotematico di “l’anno prossimo mai più eh”. Per tutti, nessuno escluso, le ferie estive sono diventate una lotta alla sopravvivenza, un dibattito sempre aperto tra i mille “vorrei ma non posso” e tra “i posso ma forse non vorrei”.
Le fatiche inenarrabili delle ferie
La scelta di dove collocarsi in estate ci qualifica, nostro malgrado, più di quanto vorremmo. Attorno a me percepisco fatiche inenarrabili. Non si riesce a fare i conti con i propri bisogni perché non sempre ne siamo padroni. Per raggiungere chiarezza c’è bisogno di pazienza, di uno spazio interamente dedicato a far ribollire nelle giornate quella sottile noia che è il motore pulsante della partenza. Ma non ne abbiamo più di tempo, ce lo hanno tolto e non sappiamo dove recuperarlo.
Le chiusure forzate di Agosto
Tra i più sfortunati e ammanigliati in questo gioco al massacro ci sono sicuramente quelli delle chiusure forzate ad agosto: un tripudio di uomini-vampiro che succhiano l’estate fino all’ultima goccia per partire insieme ai loro amici di sventura nello stesso giorno e alla stessa ora, ammassati in pochi centimetri di spiagge. Lì la gioia è solo nelle storie Instagram che ancora sembrano resistere al concetto di verità come piccole meteore di esistenza della durata di 24 ore. Non si riesce ad ammettere – tra urla di bambini, spiagge ricolme, sabbia che ti entra fastidiosamente in ogni orifizio e sindrome dell’intestino irritabile come compagna – che forse il vero lusso era restare sul divano a finire quel libro che ti guarda sornione da due mesi, appendere quadri che hai comprato in uno slancio creativo e in sintesi curare lo spazio vitale che ti accoglie ogni notte e che con fatica tiri su a fine mese.
Le ferie le faccio a casa, “giù”
Per chi “viene da giù” lo smacco emotivo è ancora più amplificato. Tra palazzine incasellate che ti ricordano chi non sei più e in cui tenti di incastrare la tua nuova identità. Ci pensi tutto l’anno a quel posto che chiami erroneamente casa eppure lì, tra vite che non cambiano e retorica da vita lenta, qualcosa ti sfugge al controllo. Sei partito bambino e sei tornato uomo. E non vuoi ammetterlo. Così passano le ore e i giorni, la malinconia della spensieratezza ti accompagna senza che tu ne parli perché non sai bene con chi farlo: chi sono quelle persone che hai lasciato lì? Cosa hanno a che fare con te? Ti costituiscono ancora, come un complesso di arterie profonde di cui non conosci però la destinazione. Ma per entrare in connessione con loro devi chiamare a raccolta il tuo io bambino: quello annoiato, capriccioso, dell’estate incastrata tra le cabine di un lido che aumenta i prezzi ma mai la sua qualità.
La feria, celebrazione della divinità (interiore)
Bisognerebbe fare una sforzo e ascoltarsi, a volte. Ritornare al principio: se il termine latino “feria” indicava il giorno dedicato a celebrare le divinità allora ritorniamo a celebrare noi stessi e la nostra divina pazienza nel brancolarci tra aspettative e margini di realtà, tra autorappresentazione social della vacanza e cura intima e silenziosa. Quelli bravi, che amano infarcire internet di neologismi inglesi tira-trend, lo chiamano lo “staycation“: passare in sintesi le ferie a casa, fermi nel proprio luogo, vivendolo. Rendendo insomma le ferie una pausa – vera – dalle nostre battaglie quotidiane. Amen.
