Welcome to the Jungle

Per chi è abituato a vivere in città, muovercisi è naturale come respirare. Ancora di più se si vive a Milano che, com’è noto, viaggia a ritmi tutti suoi. Non è quindi strano, ma del tutto normale, correre in ogni direzione: schivare monopattini, salire al volo sul tram, scendere di corsa le scale della metro, sperando di fare abbastanza in fretta da non perdere il treno. Sia mai che si debbano aspettare cinque minuti in più… Tutto vero, tutto “bello”, e profondamente naturale. Fino a che si sta bene. Perché basta un piccolo disagio fisico per spezzare la sinfonia, armonica e tribale, della città. Guai a interrompere il ritmo dell’imperatore…

Chi scrive ha vissuto sulla propria pelle l’esperienza, mistica e rivelatrice, di vivere Milano da infortunato. Una semplice contrattura alla schiena: quel tanto che basta per farti muovere come C-3PO per qualche giorno.
Un’esperienza capace di aprire gli occhi su quanto ci sia ancora da fare per rendere le nostre città accessibili a tutti.

Quando non si riesce a salire le scale, si comprende immediatamente l’importanza di un ascensore o di una scala mobile funzionante. E guarda caso, si nota subito quando, su una banchina della metro (per giunta in una delle stazioni centrali), non c’è né l’uno né l’altra… Ci si accorge immediatamente di quanto siano alti i gradini di certi autobus e di quanto rapidamente la gente ti finisca addosso mentre, con fatica, provi a trascinarti giù.

Per gli anziani, Milano ha una musica completamente diversa. E non oso immaginare come suoni per chi è costretto su una sedia a rotelle o si muove con l’ausilio di stampelle o altri supporti. C’è molto da fare, e andrebbe fatto in fretta.

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